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La lezione di von Humboldt: autonomia di pensiero e ricerca

Wilhelm von Humboldt aveva due strane idee, il loro successo pratico ha reso la Germania per diversi decenni la nazione leader nel mondo per il suo modello formativo. Queste le sue idee: 1. Dopo la scuola, all’università i giovani devono essere trattati da adulti, anche se continuano a studiare. 2. Il confronto diretto con la ricerca, la cooperazione tra insegnanti e studenti al fine di accertare la verità strutturano la personalità in un modo che si dimostra valido anche al di là del mondo accademico. Entrambe queste idee sono di natura pedagogica, ma collegate alla tesi epistemologica secondo la quale la ricerca trae i suoi oggetti e metodi da se stessa e non prende istruzioni da autorità politiche e clericali. Cosa che sarebbe addirittura controproducente.

Queste due idee si rivelano rivoluzionarie rispetto alla visione tradizionale delle università come luoghi di preparazione professionale. La formazione di medici, teologi e giuristi dopo la riforma non è più il cuore dell’Università. Al centro vi è ora la Facoltà di Filosofia, cioè l’area orientata alla ricerca, da cui poi si separeranno le scienze naturali, le scienze umane e in ultimo le scienze sociali.

Su cosa si fondano queste idee audaci? Certamente sulla storia, sulla storia della pedagogia e sulla storia dell’innovazione tecnologica e dell’economia a esse strettamente collegate. L’ideale normativo di un’università finanziata dallo Stato ma indipendente dall’influenza statale, dove l’insegnamento è orientato alla ricerca e in cui la ricerca è basata sulla cooperazione tra studenti e insegnanti, ha avuto successo oltre misura. Non si esagera quando si guarda a quest’ideale come a una delle ragioni per le quali la Germania poté svilupparsi come una grande potenza moderna. La sua decadenza fu sancita solo dopo un centinaio di anni a seguito di due guerre mondiali, una disintegrazione sociale e il naufragio dell’esperimento democratico nel terrore nazista.

Credo che questa concezione dell’università sia oggi di grande rilevanza. Tale rilevanza è maggiore che nel XIX secolo ma anche rispetto al periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

Ecco le ragioni principali di tale rilevanza:

1) Nei paesi occidentali industrializzati si è nel frattempo affermato un ambito non specifico di professioni per le quali è importante uno studio universitario, anche se la relazione tra studio e carriera si è in gran parte perduta. Queste professioni aspecifiche non presuppongono né conoscenze né metodologie disciplinari, ma richiedono un giudizio intellettuale fortemente sviluppato e la capacità di esporre e articolare un’argomentazione.

2) Si prevede che in futuro le professioni di oggi saranno sottoposte a una forte pressione di cambiamento, molte di loro scompariranno e in breve tempo se ne affermeranno di nuove. Un mercato del lavoro così dinamico richiede esattamente quei tratti di personalità, che Humboldt – a ragione – sperava potessero essere coltivati dal confronto diretto con la ricerca, dalla riflessione autonoma e dalla discussione promossi durante gli studi universitari.

3) La globalizzazione economica ha una componente culturale: le persone devono essere messe nella condizione di entrare in relazione con diversi contesti culturali, di trovare un accordo con coloro che hanno un background culturale diverso, di mettere in dubbio le proprie pratiche e credenze, di mantenere un equilibrio tra distanza e prossimità. L’incontro con altre culture, la sensibilità linguistica e l’apertura al mondo sono quindi importanti obiettivi dell’istruzione superiore, o dovrebbero esserlo in ogni caso.

L’ideale normativo di un’università finanziata dallo Stato indipendente dall’influenza statale si è rivelato di enorme successo.

Un mercato del lavoro dinamico richiede esattamente quelle caratteristiche di personalità che Humboldt sperava potessero essere potenziate dall’esposizione alla ricerca, dal pensiero autonomo e dalla riflessione maturate durante gli studi universitari.

L’incontro con altre culture, la sensibilità linguistica e un atteggiamento cosmopolita sono obiettivi importanti della formazione superiore.


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