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Si riparte dai privati è finita l'era degli assessori-impresa

In autunno il festival Club to Club porterà alle nuove Ogr i Kraftwerk e Giorgio Moroder, con produzioni esclusive mai viste in Italia.

L’incontro fra una delle più importanti rassegne mondiali di musica d’avanguardia e il visionario progetto di recupero delle Officine Grandi Riparazioni, cattedrale post-industriale nel cuore della città, ha un significato simbolico che va oltre l’evento in sé.

La riapertura Ogr lascia infatti sperare in una ripartenza per la Torino della cultura, in crisi per l’esaurirsi delle risorse pubbliche e della spinta ideativa che dagli Anni Novanta alle Olimpiadi ha segnato la trasformazione della città. Club to Club di quella trasformazione è frutto; ma è anche destinato a un ruolo di protagonista della possibile ripartenza.

Le nuove Ogr e Club to Club nascono entrambi per volontà e progettualità dei privati. La Fondazione Crt ha immaginato e finanziato l’imponente ristrutturazione delle Ogr preservandole dalle miopie e dalle inadeguatezze della politica. L’associazione culturale X-Plosiva ha ideato e fatto crescere negli anni Club to Club, nella sostanziale indifferenza della politica.

Questa è la novità. Nell’ambito della musica cosiddetta “extracolta”, oggi a Torino sono i privati a dettare la linea. È tramontata l’era degli “assessori-impresari”. Con Fassino il Comune aveva scelto di organizzare in proprio megafestival artificiali - l’apoteosi era il Torino Jazz Festival - concepiti in vitro e sostenuti dalle casse civiche o da sponsor “amici”, in primis le partecipate. Cambiata l’amministrazione, il trend è continuato: con minor convinzione, minori risorse e, se possibile, prospettive ancor più ristrette. Sicché tra giugno e luglio vedremo una rassegna municipale d’arte varia che schiera come massime pop-star Niccolò Fabi e Paola Turci confrontarsi con tre festival organizzati da privati - Gru Village, Futur Kappa e Flowers - che godono di scarsi o nulli fondi pubblici eppure sciorinano caterve di blockbuster nonché mostri sacri tipo Chick Corea, Fat Boy Slim, Einstürzende Neubauten. È la prevalenza, a seconda dei casi, del denaro (il Gru Village è un’operazione promozionale finanziata da un grande centro commerciale) o della professionalità: Futur Kappa e Flowers sono pensati e gestiti da operatori del settore che rischiano del proprio ma sanno muoversi in un mercato complesso e insidioso.

Gru Village, Futur Kappa e Flowers, insieme con Movement, altro peso massimo dei techno-festival, sono modelli macroscopici della “prevalenza del privato” nell’ambito della musica dal vivo: dal versante pubblico segnali di vita arrivano soltanto da Todays, l’altro festival comunale dell’estate affidato - guarda caso - alla direzione artistica di un promoter di lungo corso.

Non sono casi isolati. A Torino si moltiplicano le rassegne indipendenti che rinunciano già in partenza al pubblico finanziamento, ormai ridotto a un’elemosina. La scena live si ripensa al di fuori delle logiche assessorili . È ben chiara una semplice verità: è arrivato il temporale, i soldi pubblici sono finiti, né conviene far conto sui piani strategici dell’amministrazione perché non ci sono, o sono velleitari.

Pure sul fronte della creatività il terreno di gioco è cambiato. Artisti di generazioni diverse si confrontano e sperimentano in libertà, e di nuovo sono i privati a offrire opportunità serie a chi ha qualcosa di serio da offrire: oggi a Torino un musicista di valore guadagna molto di più suonando un paio di sere all’Iquos - il “temporary club” di una multinazionale - che vincendo un bando per infilarsi in qualche festivalino abborracciato dagli uffici comunali.

Certo, l’ideale sarebbe un’armoniosa collaborazione fra pubblico e privato. Ma in attesa di tempi migliori Torino esplora strade nuove. Non può piovere per sempre.


[Numero: 82]