futur torino

Sempre un po’ più avanti

Io lo so cos’è Torino, mi ci hanno portato i preti dell’oratorio che ero ancora un bambino. Mi hanno portato alla Casa Madre, dove Don Bosco salvava quelli come noi dal peccato e dall’ignoranza, e li faceva giocare a pallone e gli insegnava dei mestieri bellissimi. Poi ci hanno anche portato sopra un monte a vedere una chiesa meravigliosa e tutto il panorama con quella cosa veramente strana che è la Mole Antonelliana, e prima di tornare a casa siamo andati anche a vedere la cosa più meravigliosa di tutte, un treno che cammina in aria, va veloce come il fulmine e passa anche sopra l’acqua, però non ci hanno fatto salire. Io lo so cos’è Torino, mi ha portato il sindacato al cancello numero 3 di via Lingotto e ci sono stato tutto il santo giorno a picchettare quel cancello, a sostenere la classe operaia che al momento non era presente, l’ho imparata a memoria la via del Lingotto. Si dà il caso che fosse il 14 ottobre 1980, data fatale, altrove ma non lontano, i Quarantamila si sono mangiati viva e cruda in un paio di ore la classe operaia; di lì a poco sarebbe venuta anche la loro ora, che quel giorno che io morivo di noia al cancello 3, furono accreditati come la storia che avanza.

Si sa come vanno certe cose. Lo so cos’è Torino, mi ci ha portato il compagno Mantovani il 30 settembre 1990 presso il famoso stadio Delle Alpi, il memorabile giorno in cui il compagno Boskov mi ha riscattato da quel cancello 3, e se non la vittoria, che sarebbe poi venuta finale e totale, mi ha consegnato inviolata la porta della Samp, il fiore immacolato del proletariato, alla faccia dei Quarantamila, di Baggio e Maifredi. Certo che conosco Torino, sono quarant’anni appunto che conosco la mia amica Susi. E lei, che quando apre la bocca con quella sua sgnera torinese non si può sentire, è l’unico umano che per tutti questi decenni ho visto dire solo ciò che è e fare solo ciò che dice; kantiana umbratile, scabra e asciutta fino al sindonismo, me la trovo sempre un po’ più avanti, lassù un po’ di lato, di ogni meraviglia dell’arte e della politica di cui danno notizia le capitali artistiche e politiche d’Europa. Per non dire di quelle morali.


[Numero: 82]