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Parola d’ordine: apertura! È la nuova chiave

Soffia il vento di Torino, il salone del libro ha girato la bussola, compiuti i dieci anni dalle Olimpiadi, e passato un anno dalla sfida dei milanesi, c’è una città che sta riscoprendo se stessa. Non che non si sapesse che alle vecchie Ogr, cattedrale di archeologia industriale, si stava attrezzando qualcosa di inedito. O che la Fondazione Agnelli stesse diventando un volano di innovazione e avesse affidato la ristrutturazione della sua sede storica all’audace Carlo Ratti, che quando lo chiami al telefono non sai mai se ti sta parlando mentre è in transito a Seul, dalla casa-studio del nonno in corso Quintino Sella o dal suo ufficio al Mit di Boston. Ma intanto si scopre che anche la Film Commission insieme a Ricky Tognazzi stanno per aprire studios di produzione di cinema, animazione e quant’altro il digitale consente nel mezzo di Mirafiori. Reale Mutua, storica assicurazione che si avvicina ai due secoli di vita, ha già inaugurato il suo new building di via Bertola. E poi Lavazza, che in quell’angolo di Torino dove non ci ha mai messo piede nessuno che non ci abitasse, tra via Bologna, corso Palermo e il lungo Dora, sta facendo decollare la sua “nuvola”, dove alle 9 del mattino i dipendenti in trasferimento dalla vecchia sede vengono accolti con musica a palla che sembra di stare in discoteca.

Tutto si sapeva, dettagli a parte. Ma è una specie di rete in fibrillazione che emerge dalla città ed è molto di più di una muta di pelle, è l’onda lunga di un cambio di paradigma, né scontato né dovuto, che arriva a maturazione alla maniera dei torinesi: lavoro senza esibizione e innovazione. Prendiamo il Politecnico, che come il prezzemolo entra in ciascuna di queste ricette: è un organismo in lievitazione costante, più di trenta mila studenti, oltre 5 mila matricole ogni anno, 14 per cento stranieri e molti aspiranti che restano a casa non per numero chiuso ma per auto limitazione sostenibile: mancano spazi. È anche per questo che la proposta delle confinanti Ogr è stata raccolta con entusiasmo. Ma non solo, come ci dice Michela Meo, prorettore del Poli: «l’idea della Fondazione Cassa di Risparmio, di attrarre idee frizzanti e vivaci si sposava perfettamente con il nostro piano di lanciare centri ricerca interdipartimentali sui temi strategici». Quali? La risposta è un elenco in inglese: Mobility, Clean Water, Energy, Cultural heritage, Additive manufacturing, Advanced joining technology, Power electronics, Service robotics, Photonic applications, Biomedical sciences, Big Data & IoT.

I muri delle vecchie Officine Grandi Riparazioni delle ferrovie, le Ogr, conservano tracce di olio e odore di meccanica: resteranno il marchio sensibile di un posto dove si creavano delle cose, generazioni di aristocrazie del lavoro novecentesco sono passate di qui. Questa memoria si proietta nel respiro di una città che si reinventa. Ci sarà un mix di attività: arte, musica, teatro, mostre, niente di fisso, input e output, luogo di incontro, accelerazione e incubazione di impresa, laboratori di ricerca (con il Politecnico) a qualunque ora del giorno e della notte, a dieci minuti a piedi dalla stazione di Porta Susa, 50 da Milano. L’ambizione è di farne un luogo unico: coworking in senso proprio e in senso largo. Novanta milioni investiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio sotto la denominazione di “grande erogazione straordinaria” di un ente no-profit che dà alla città nella forma di “venture-filantropy”, senza scopi di lucro, ma un necessario equilibrio economico da trovare. Il polo di arte con la Gam e le fondazioni Sandretto e Merz ambisce a diventare un “quadrilatero” che rivaleggia con Milano. La mostra sull’ “emozione dei colori” che resterà aperta fino a tutto luglio è un luminoso successo per la direttrice di Gam e Rivoli Carolyn Christov Bakargiev e non era per niente scontato.

Chef stellati sono gli inevitabili protagonisti aggiuntivi di ogni aggregazione che si sta realizzando. La narrazione contemporanea ne esige la presenza. Per le Ogr (nel “transetto” che unisce le due navate-officine ci sarà un sito enograstronomico) e tanto vale anche per l’austera Fondazione Giovanni Agnelli, che ha compiuto i cinquant’anni e si rilancia: ristrutturazione degli edifici storici che ne faranno un unico mondiale, architettura a misura di chi ci vive come racconta Carlo Ratti a pagina 4 di questo Origami. La mission della Fondazione non cambia, ci dice il direttore Andrea Gavosto: education, scuola e università, per perseguire l’obbiettivo istituzionale di “contribuire al progresso del Paese”. Con il Politecnico e la Safm, la scuola di Alta formazione al management, si esploreranno attraverso corsi e laboratori campi e temi legati all’imprenditorialità. I programmi didattici saranno realizzati anche con Cern, Comau e Istitituto Italiano di tecnologia. Un grande spazio di coworking sarà gestito da Talent Garden, comunità europea di talenti digitali. Glo e Turin: all’ingresso una parete di immagini che si inseguono sulla storia della città. Sulla terrazza aggettante il ristorante: menù firmato a prezzi contenuti.

Il cibo, emblema del rilancio territoriale di questi ultimi trent’anni, mito da esportazione, linguaggio universale, profumo di fondo di questa cool Torino che avanza e misura la capacità di apertura con il resto della città. Nella “Nuvola” progettata dal milanese Cino Zucchi per Lavazza ci sarà un ristorante gourmet firmato dal duo Ferran Adrià e Federico Zanasi. Ma anche una piazza verde e un bistrot per pranzi veloci e sostenibili per tutti, compresi i ragazzi dello Iaad, che studiano lì accanto. Un’altra narrazione si è così aperta con la città da parte di un’azienda emblema dell’imprenditoria famigliare (siamo alla quarta generazione) che sulle vie del caffè ha costruito una rete globale di business e di simboli, luogo e non luogo, parola d’ordine: apertura.

Che sia questa la nuova chiave di Torino?


[Numero: 82]