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Nuovo cinema Mirafiori: a Tognazzi serve un ragioniere

“Il destino cambia i cavalli”, direbbe Lord Byron commentando quello che succede nella città di Torino. Cavalli lanciati al galoppo: a ottobre entreranno nelle OGR, il nuovo tempio dell’arte contemporanea, a gennaio 2018 negli studi della G group, una Cinecittà delle nuove tecnologie, 15 mila metri quadrati dove prima c’era la Euphon Mirafiori, in Strada della Manta 24. Ricky Tognazzi, presentando il progetto, per spiegare la simbiosi fra Torino e il cinema, ha evocato Cabiria, un film che può aiutarci a svelare la chiave del rinascimento culturale della città. Cabiria fu proiettato per la prima volta l’8 aprile 1914. Era stato realizzato da Giovanni Pastrone, non ancora trentenne. Astigiano, figlio di un commerciante, Pastrone si era diplomato ragioniere a 15 anni e, trasferitosi a Torino, dopo varie esperienze, era entrato alla Itala Film come corrispondente e in pochi anni aveva scalato tutti i gradini della scala gerarchica fino a diventare il titolare. In anni in cui realizzare un film costava 50 mila lire, lui investe un milione su Cabiria, 50 mila le dà a Gabriele d’Annunzio perché ne scriva le didascalie (e 10 mila al maestro Ildebrando Pizzetti perché realizzi la Sinfonia del fuoco).

Il poeta, pieno di debiti, si era rifugiato a Parigi. Chiuso nella sua stanza, Pastrone gli passava sotto l’uscio le didascalie in italiano corrente e loro ritornavano dannunziane. Un esempio: «Compiuto il suo lavoro, Batto ritorna a casa al tramonto» diventava «È il vespero. Già si chiude la tenzone dei caprai, che la musa dorica ispira su i flauti dispari a cui la cera diede l’odor del miele». Poiché il film ha un successo clamoroso, D’Annunzio non smentisce chi gli attribuisce la paternità completa dell’opera e Pastrone lo lascia credere: un motivo in più per attirare gli spettatori. A film finito si firmerà Piero Fosco ma prima di tutto è e resta per tutti i collaboratori il ragioniere Giovanni Pastrone che pianifica l’impresa con una maniacale attenzione ai dettagli: sui muri della ricostruita Cartagine ci saranno delle scritte in autentico carattere punico. Nell’anno che precede le riprese un impiegato dell’Itala Film ha l’incarico di registrare giorno per giorno le condizioni atmosferiche per ridurre al minimo gli imprevisti dovuti al maltempo.

Dopo avere introdotto la perforazione laterale della pellicola per regolarne il trascinamento, per il film inventa il carrello che sarà copiato dagli americani. È qui la chiave che spiega il successo: Giovanni Pastrone è insieme un grande visionario e un implacabile ragioniere. È l’unico caso, forse possiamo accostargli l’esempio di san Giovanni Bosco. Però la storia di Torino è ricca di visionari che hanno realizzato grandi imprese lavorando in coppia con un ragioniere. È il caso della coppia formata dal fondatore della Fiat, il cavalier Giovanni Agnelli e dal ragioniere (il professore di ragioneria) Vittorio Valletta; anche Giulio Einaudi ha avuto la fortuna di averne uno al suo fianco, il direttore commerciale Roberto Cerati. In altri casi il nome del ragioniere è rimasto sconosciuto ai più ma possiamo scommettere che c’era. Il successo del rinato Salone del Libro si può spiegare con questa formula: al fianco del visionario Nicola Lagioia ha lavorato il ragioniere (il dottore in economia) Mario Montalcini. È vero che Nicola è barese ma si sa che questa città trasforma in breve chi arriva in un torinese autentico. Ha fatto bene Ricky Tognazzi a definire il suo G group Officina dello spettacolo perché il termine Officina, o meglio la Boita, è per noi il cuore pulsante di ogni progetto. Tenendo le dita incrociate ci auguriamo che anche il visionario Ricky abbia nella sua Boita un valido ragioniere al suo fianco.


[Numero: 82]