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Ma nell’arte Milano insegna: attenti al contemporaneo per dare un futuro ai giovani

Torino sorride e gioisce per gli ottimi risultati del Salone del Libro che ha lavorato bene nonostante il rischio a cui sia stato sottoposto, e nonostante rimanga alto quello della competizione con Milano. Il libro, come l’arte contemporanea, fa parte dell’identità e dell’immagine della città: è risorsa, energia e imprescindibile investimento. Come l’arte il libro è cultura, in grado di coinvolgere, di appassionare e di rendere partecipi. Come l’arte il libro ha bisogno del pubblico. Ma quando questi due mondi si mettono in relazione all’interno della strategia culturale cittadina, è fondamentale ricordare la loro sostanziale differenza. Se il lettore è quasi sempre sia fruitore che acquirente di un libro, nell’arte esistono due realtà: un pubblico fatto di appassionati visitatori di mostre e un contesto di persone che amano acquisire o vivere quotidianamente la bellezza della contemporaneità. Il mercato dell’arte non è una componente accessoria alla cultura, ne è parte attiva e imprescindibile linfa vitale. Il collezionismo nutre il sistema culturale permettendo agli artisti di creare, alle gallerie di sostenerli e promuoverli, ai musei di esporli e produrre le loro opere, alle istituzioni di farli conoscere al pubblico. Lo sviluppo artistico di una città non può esistere senza un contesto collezionistico attivo.

Si parla di Torino come capitale dell’arte contemporanea e come città in grande rinascita dopo anni difficili in cui tra crisi e fondi ridotti, le istituzioni hanno faticato non poco. D’altra parte Torino continua ad offrire una rete espositiva istituzionale importante e variegata la cui importanza, al di là dei budget tagliati, nessuno ha mai messo in discussione. In città ci sono direttori di musei che combattono per realizzare programmi interessanti con risorse limitate ma anche realtà private che continuano ad investire, fiere che competono con i maggiori eventi internazionali, fondazioni che aprono nuovi spazi credendo in un rilancio cittadino. Ciò che però si sta pericolosamente sottovalutando è un aspetto incontestabile che da anni mette a rischio le politiche istituzionali più nobili e ambiziose e che oggi non può più rimanere un non-detto: al di là di un gruppo di importanti collezionisti, come sappiamo essercene a Torino, non esiste più da tempo un’idea allargata di contemporaneità nel quotidiano, in grado di sostenere la città in senso ampio, “contagiando” sia la rete istituzionale, che quella di mercato, contribuendo alla sussistenza della cultura dal punto di vista della ricerca, del pensiero e conseguentemente della sua fruizione.

La Torino innovativa e rivoluzionaria della contemporaneità è figlia degli esperimenti artistici degli Anni Sessanta e di un’epoca in cui la sperimentazione culturale era fortemente legata allo sviluppo economico e sociale della città. Dagli Anni Novanta, la vocazione propulsiva verso il futuro è andata scemando: mancando una spinta industriale e imprenditoriale generalizzata, è venuto a mancare nella maggior parte dei casi anche la sensibilità contemporanea individuale. I collezionisti rimasti sono oramai pochi e la positività nei confronti del presente e del sogno è stata sostituita da uno spirito di ritorno al passato. Si parla di arte contemporanea dappertutto ma per molti versi la borghesia torinese dimostra di preferire certi valori conservatori, sceglie di guardare alla tradizione come elemento d’identità, non dimostra fiducia nella sperimentazione e nel “rischio” che caratterizza la cultura del presente.

Per produrre cultura contemporanea non bastano i musei e gli spazi espositivi istituzionali. Deve esistere una visionaria sensibilità contemporanea, un grande numero di persone che vivono realmente e partecipativamente nel presente in tutte le sue sfumature, capaci di sostenere concretamente gallerie, artisti e le varie forme di creatività e di rifletterle nel mondo che abitano e che li circonda. La vera competizione con Milano non è solo questione di economia o di fondi ma di dinamismo e capacità di rischio. Milano è una città curiosa e dinamica, è una città lanciata nel futuro. Solo grazie ad un humus culturale vivo e partecipativo i torinesi possono rimanere contemporanei, solo così si può costruire spazio per i giovani, creare laboratori, sostenere fucine di pensiero e ricerca. I musei e gli artisti sono germogli ideali di un campo che senza l’acqua del mercato difficilmente può fiorire. È solo la proiezione nel futuro a nutrire di concretezza i sogni e le idee.


[Numero: 82]