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Folla cosmopolita, linguaggi disparati

Ieri mattina, al suo risveglio, la città è stata percorsa tutta da un brivido di gaiezza festosa; ed ha visto all’improvviso popolarsi i suoi corsi, le sue piazze, i suoi portici d’una innumerevole folla variopinta, che la riempì tutta, come per incanto, al primo raggio di sole, quasi si fosse data convegno silenziosamente, nell’ombra notturna, per essere pronta, all’alba, ad irrompere in strada in una manifestazione d’allegrezza universale. Sono le otto del mattino, eppure le vie principali, quelle che conducono alla stazione, al corso Vittorio, all’Esposizione, sono percorse ai lati da due colonne fittissime di gente, quali non si videro mai nelle sere festive, all’ora del passeggio, quanto tutta Torino esce a godersi gli incanti del tramonto.

Ma v’è in questa folla qualcosa di caratteristico e d’insolito, dato forse dagli elementi diversi che vi si fondono in una mescolanza simpatica. Accanto ai forestieri, che vanno innanzi un po’ impacciati, guardandosi intorno incuriositi, tra piccole esclamazioni di meraviglia, e approfittano dell’occasione per visitare la città, si vedon frotte di provinciali ondeggianti nell’incertezza della via da scegliere, gruppi di contadini che ammirano tutta la fantasmagoria di colori che è in alto sulle bandiere, sugli archi, sui festoni, e infine i torinese di tutte le classi, che osservano sorridendo, con un lampo di gioia nello sguardo e un’espressione d’orgoglio sulle labbra per quello che ha saputo fare la loro città.

L’elemento femminile appare in maggioranza fors’anche perché è il più osservato e il più ammirato. Le signore che passano, tra un vago fruscio di sete, in un’onda delicata di profumi che si fonde nell’aria tiepida coll’olezzo della primavera, sfoggiano, un’eleganza graziosa, un’eleganza nuova, quasi avessero atteso la grande giornata per inaugurare, in segno d’omaggio, le ultime trovate e le ultime bizzarrie della moda parigina.

Dovunque, passeggiando per le vie luminose e ridenti, si ha la stessa impressione simpatica: par d’essere in una grande capitale, ove stia per celebrarsi un avvenimento solenne, di quelli che rimangono nella storia.

Sul Piazzale della stazione

Piazza Carlo Felice offre fin dalle 8 uno spettacolo meraviglioso di movimento e di colori. Da ogni sbocco scendono in catena ininterrotta, comitive di cittadini desiderosi di assistere alla fase iniziale della memoranda giornata. L’animatissimo quadro è messo in maggior rilievo dalla cornice architettonica dei palazzi che cingono il piazzale.

Lo sguardo trova in ogni sua mossa curiosa un motivo di attenzione. Finestre e balconi rigurgitano di persone liete di partecipare come spettatori e come attori allo spettacolo indimenticabile.

Il percorso

Il corso Vittorio Emanuele allinea sul passaggio del corteo reale due file ininterrotte di alberi verdi, e dietro ad esse due altre lunghissime file di innumerevoli bandiere multicolori. Nelle corsie dei viali, tra gli alberi e le casa punteggiate di vessilli, si distinguono due lunghissimi nastri neri di folla, che si pigia, ondeggiando, dietro ai cordoni della fanteria. Lo spettacolo è caratteristico e vario. Contro il nero monotono dei cappelli borghesi e dei cilindri, degli scuri abiti da passeggio e delle redingotes, è un brillar vivace di keppi e di sciabole, uno sfarfallio di piumacchi rossi, uno scintillare d’uniformi dorate. Qua e là, tra la gran massa variopinta delle monture, spiccano, nella grazie delle loro tinte delicate, infiniti parasolini femminili, qualche camicia purpurea di garibaldino, qualche tight rigido di funzionario tagliato trasversalmente dalla sciarpa tricolore…

Al Valentino

Quante migliaia di persone sciamano nel pomeriggio per i viali del magnifico parco? Un computo esatto non sarebbe possibile poiché i tourniquets non funzionano ancora ed il pubblico trasse all’Esposizione senza tregua : ma ci approssimiamo al vero dicendo che per la cerimonia inaugurale del mattino e per l’esecuzione della Cantata, nel pomeriggio, cinquantamila persone furono al Valentino. Bastava passeggiare cinque minuti per i viali, così meravigliosamente verdi, per udire i linguaggi più disparati: una folla cosmopolita, dunque. E moltissimi portavano all’occhiello i colori della propria Nazione intrecciati a quelli italiani. La maggior ressa era sui viali che conducono al Palazzo delle Feste. Si voleva vedere i Sovrani entrare al Salone dei concerti.

Nella serata

Via Roma ieri sera era trasformata in una galleria luminosa. Migliaia di lampadine elettriche disposte a stendardi, accendevano di una viva luce fulva la principale via della nostra città, che appariva lunghissima, quasi interminabile, come se uno specchio innalzatole in fondo desse l’illusione dell’infinito.


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