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Eco di pistoni e musica da camera. Così la città disegna il suo suono

Se Torino avesse un suono, che suono sarebbe? Più che del futuro forse Torino è una città del presente. Esente da una malattia diffusa, ovvero quella di guardarsi sempre e soltanto indietro. Non è qui che sta nascendo la cosiddetta nuova scena indie italiana (che piaccia o meno) anche se ci sono voci che si sono fatte sentire, come Levante o Cosmo. Neanche le nuove leve del rap trovano a Torino il loro fulcro principale: ci sono nomi importanti certo, come Ensi, ma “la scena” è per lo più a Milano. È qui però che una generazione di musicisti si è prima formata con i concerti che negli Anni 90 portavano in città i suoni postindustriali di Detroit e ora produce ritmi elettronici in grado di far ballare l’Europa: Stenny, Vaghe Stelle, OOBE e molti altri. Ed è sempre qui che può succedere che un gruppo come i Niagara con il loro synth pop raffinato si esibisca sul palco a capodanno a Piazza San Carlo. Insomma a Torino c’è una scena in fermento che continua a passarsi il testimone. A volte inconsapevole, a volte marcata dal tipico understatement sabaudo, ma c’è. E nuove generazioni continuano a formarsi.

A raccogliere i suoni della città ci ha provato Max Casacci, una delle colonne dei Subsonica nonché sorta di nume tutelare della nuova musica in città. Con lui anche Daniele Mana, aka Vaghe Stelle, e il sassofonista jazz Emanuele Cisi: insieme hanno raccolto in “The City”, album appena uscito per Warner, i suoni della città, campionandoli per poi farne delle basi su cui suonare dal vivo. Un mix tra musica campionata e suonata che è il fulcro della ricerca contemporanea. E lo stesso Casacci, nel suo ultimo album con Ninja, Demonology HiFi, aveva raccolto alcune delle voci più interessanti in Italia oltre la scena torinese: come Alice Bisi, alias Birthh, vent’anni, fiorentina, che si è inventato un sound che ricorda i suoni oltremanica, come gli XX e molti altri.

Se Torino avesse un suono, che suono sarebbe, dunque? Club to Club ha provato a crearne uno per ogni luogo simbolico, con la sua Great Simphony for Torino: per l’edizione 2016 ad esempio il torinese Stenny, musicava la Galleria Subalpina.

Ma se Torino avesse un suono forse sarebbe il pistone di una fabbrica che continua a echeggiare anche quando la macchine si sono formate. Rimbomba nei locali abbandonati occupati per fare festa. E poi risuona negli auricolari di un ragazzo che cammina per i viali del centro. E mentre si spande nella sua mente, quel suono si confonde con la musica da camera che pare emanare dai palazzi regali, mentre ogni tanto, qualche nota di jazz manouche, distoglie lo sguardo qua e là. Ecco che suono avrebbe, anzi forse ha già, Torino.


[Numero: 82]