Tu chiamala se vuoi inclusione

Il sogno di Alessandro: un Erasmus inclusivo

«Prima di partire temevo di non sentirmi all’altezza, ma non mi sono tirato indietro: sono un toro nato e ho il pregio e la fortuna di non temere il combattimento». Grinta e ostinazione, curiosità e passione: c’è tutto questo nel percorso scolastico di Alessandro Abbate, trapanese di 24 anni, sordo profondo bilaterale dalla nascita, che dopo aver frequentato le scuole elementari montessoriane ed essersi diplomato con 100 e lode all’Istituto tecnico commerciale, ora è prossimo alla laurea alla LUISS “G. Carli” di Roma con una tesi centrata sui costi e i benefici riguardanti l’accessibilità per i sordi in Italia e in Europa. Europa che Alessandro ha vissuto dal di dentro, partendo per un Erasmus di sei mesi a Goteborg. «Ho intrapreso questa esperienza sfidando nuovi orizzonti e mi sono rivolto all’ufficio relazioni internazionali per chiedere se poteva fornire il servizio di interpretariato all’estero. Mi hanno risposto che dovevo cercare tutto da solo: a quel punto mi sono rimboccato le maniche per non perdere il mio sogno e ho contattato diverse università europee per chiedere un servizio di interpretariato nella lingua internazionale dei segni. Tra i tre atenei che mi hanno risposto ho preferito quello svedese». Dal 1999 la Commissione europea stanzia finanziamenti ai singoli stati per dare la possibilità di svolgere l’Erasmus anche a studenti con disabilità. In Italia lo scorso anno sono stati una cinquantina quelli che hanno fatto richiesta, accedendo al fondo di quasi duecentomila euro destinato dall’Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE a sostegno della mobilità di persone con esigenze speciali. «Si può e si deve fare molto di più però: sono un membro dell’European Union of the Deaf Youth e insieme ai colleghi stiamo lottando con l’UE affinché possa garantire una maggiore accessibilità per tutti. E non solo a chi è testardo come me».


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