e tu che italiano sei

Per un’idea geografica dell’Italia

La geografia, attraverso la rappresentazione cartografica, è in gra do di comunicare valori sociali con forza ed efficacia, facendo leva su sentimenti collettivi e contribuendo a costruire l’“idea” di nazione. Certo, sembra un paradosso attribuire a una rappresentazione geografica, ritenuta scientifica, quindi “oggettiva” e “neutrale”, la capacità di agire e influire socialmente, ma le mappe che presentiamo dimostrano proprio il contrario.

Il contesto storico nel quale collochiamo questa breve riflessione è quello della Grande Guerra, nel quale anche i geografi ebbero un ruolo significativo.

Celestino Bianchi, un giornalista toscano, protagonista risorgimentale, già insegnante di storia e geografia all’Istituto della S.S. Annunziata di Firenze, pubblicò il volume Geografia politica dell’Italia, inserendo come prima tavola L’Italia nel 1844 (fig. 3). L’incisione a colori esprime con apparente semplicità l’ambito geografico della penisola delimitato da una marcata linea verde che evidenzia i confini “naturali” dello spartiacque alpino e quello marittimo, e ingloba nella linea le suddivisioni politiche pre-unitarie con la relativa nomenclatura, smorzandone tuttavia graficamente il peso politico. Lo si vede bene nella riuscita estromissione dell’“Impero Austriaco” tenuto a bada al di fuori della linea verde che invece trattiene a est un’Istria già ritenuta italiana, mentre a ovest esclude la Savoia.

A ulteriore dimostrazione dell’uso strumentale della mappa, apparentemente “oggettiva” e “scientifica”, ecco un altro esito grafico del sentimento risorgimentale: lo Schizzo geologico dell’Italia di Giuseppe Balsamo Crivelli, datato 1850 (fig. 2), che comunica un’unità geologica “naturale” della penisola sub specie aeternitatis potremmo aggiungere, in senso assoluto, annullando ogni considerazione temporale, racchiudendo entro la corona alpina la regione italiana, penisola istriana compresa, consegnando ai lettori profondità storico-geologica alla forma geografica.

Vediamo bene come le cartografie attenuino consapevolmente le ancora presenti entità politiche interne, spostando l’accento sulle componenti orografiche e geografiche “naturali” capaci di delineare una omogenea percezione di una penisola geograficamente unita e solo in attesa di una imminente unità anche politica.

La “geografia risorgimentale” preparò dunque il terreno per rivendicare i territori irredenti, dimostrando l’intimo rapporto sincronico tra attese sociali ed elaborazione cartografica e dando per prima cittadinanza a toponimi prima inesistenti, veri e propri neologismi come “Venezia Giulia”, “Venezia Tridentina” (1868) e “Alto Adige” (1906).

La fusione tra comunicazione geografica e retorica del potere risulta poi esemplare nella Carta del Teatro della Guerra Italo-Austriaca redatta da Achille Dàrdano per la De Agostini, pubblicata nel 1915 da “Il Fanfulla” (fig. 1), una rivista a larga diffusione nazionale. La casa editrice novarese, al cui interno operavano geografi professionisti è ben consapevole di svolgere un ruolo strategico nel “concorrere a formare quella coscienza nazionale che tanto giova in simili momenti”. In testa alla mappa la panoplia fotografica di cariche istituzionali disposte in ordine gerarchico dà fede alle aspirazioni nazionali espresse ante tempus dalla geografia con la linea spartiacque che racchiude con veemenza grafica i “sacri confini”. E anche in basso a sinistra, la piccola Italia con le divisioni delle 16 regioni svolge il ruolo “musicale” del basso continuo, evocando le XI regioni augustee del primo secolo per rivendicare profondità storica alla forma geografica.

* Geografo storico, Fondazione Benetton Studi Ricerche

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 80]