e tu che italiano sei

Alla ricerca della fiducia e dell’identità perdute

A giudicare dallo stato d’animo degli italiani, quale traspare da inchieste e sondaggi, si direbbe che essi siano in maggioranza, sia pur con diverse motivazioni, disillusi e angosciati per la situazione in cui versa il nostro Paese e sostanzialmente pessimisti, anche se non rassegnati, quanto al futuro. D’altronde sono venute a cadere tante aspettative sorte all’indomani dell’ammissione dell’Italia nel 1997 all’Unione economica e monetaria europea.

Si era trattato allora di una rincorsa affannosa ma alla fine riuscita per il progressivo allineamento dei nostri conti pubblici ai parametri del trattato di Maastricht. Di qui il clima di euforia diffusasi nell’opinione pubblica per quella che era apparsa come un’ennesima prova della tenacia e della vitalità che avevano già segnato in passato altre scommesse cruciali della società italiana: dalla rapida ricostruzione post-bellica dopo le immani distruzioni della seconda guerra mondiale, all’acquisizione della stabilità della lira, premiata nel 1959 con l’Oscar internazionale della moneta; dal “miracolo economico” degli anni Sessanta al superamento degli “anni di piombo” nel successivo decennio in cui l’offensiva del terrorismo “nero” e “rosso” s’era intrecciata con la spirale perversa dell’iperinflazione e della stagnazione innescata da due crisi petrolifere; alla ripresa di una fase ascendente, con uno “storico sorpasso” nel 1986 nei riguardi della Gran Bretagna, grazie a un Pil procapite superiore a quello del Regno Unito.

Senonché, da allora, oltre al fatto di aver continuato ad accusare un debito pubblico ingente, la nostra economia ha seguitato ad ansimare al punto che oggi la popolazione italiana risulta nel suo complesso più povera rispetto a quella dei paesi più avanzati della Ue caratterizzati da maggiori indici di reddito, produttività e occupazione.

Si spiega pertanto come sia subentrata fra gli italiani un’ondata di apprensioni e di insicurezze, divenuta adesso sempre più pervasiva di fronte ai radicali mutamenti di scenario e prospettiva sopraggiunti negli ultimi anni. È vero che l’Europa nel suo insieme deve misurarsi con sfide cruciali ineludibili: come, la comparsa di un universo internazionale multipolare e instabile; un ritorno di fiamma di varie forme di protezionismo, una rivoluzione tecnologica che ha cambiato i modi di lavorare e produrre, le conseguenze di una pesante recessione prolungatasi per più di un lustro; una massiccia immigrazione, l’irruzione di un terrorismo di matrice islamista su scala globale, un’impetuosa reviviscenza di macro e micro-nazionalismi.

Ma dinanzi a questa svolta epocale l’Italia è uno dei paesi che si trova in più angustie (con un milione di famiglie cadute in estrema povertà) e che rischia di essere espulsa dal club delle principali potenze economiche. Poiché, da un lato, sono soltanto un quinto del totale le nostre imprese innovative, su cui si fondano in gran parte le nostre esportazioni e, dall’altro, ha continuato a crescere il debito pubblico.

È vero che avremmo bisogno di una revisione della rigida politica di austerità prevalsa finora in sede europea. Ma molto dipenderà, come in altri frangenti estremamente difficili della storia italiana, da una nostra rinnovata capacità di risalire la china, non coltivando l’idea che esistano espedienti di facile maneggio quanto illusori per venire a capo dei nostri problemi, e di riaccreditarci nell’ambito dell’Eurozona di cui vogliamo, stando alle reiterate affermazioni della maggior parte delle nostre forze politiche, seguitare a far parte come una scelta irrevocabile.

Se quindi è necessario puntare i piedi (sapendo comunque che è finita da un pezzo l’era delle “aspettative crescenti”) per tornare padroni del nostro destin

o, è tuttavia indispensabile che la nostra classe dirigente sappia varare un complesso di efficaci misure basate su reali fattori propulsivi di sviluppo a medio termine. Soltanto così sarà possibile infondere più fiducia negli italiani e superare il disorientamento e la crisi d’identità che li sta affliggendo.


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