Crowd funding

Piccole ribelli crescono nella cucina di Venice

«Poco più di un anno fa - dicono Elena Favilli e Francesca Cavallo - eravamo soltanto due ragazze italiane sedute in una cucina di Venice in California». Oggi, si inorgogliscono, «la cucina è sempre la stessa, ma siamo cresciute. Eccome». Viene da pensare, tuttavia, che anche gli elettrodomestici e la penisola di formica presto saranno sostituiti da modelli più à la page, vista la bomba editoriale che a Elena e a Francesca è scoppiata fra le mani: il successone di Storie della buonanotte per bambine ribelli, 300 mila copie a metà aprile, pubblicato prima negli Stati Uniti e ora tradotto o in via di traduzione in 22 lingue; e tenacemente in testa alle classifiche da settimane, non solo in Italia, dove è edito da Mondadori, ma anche in Inghilterra, dove lo pubblica Penguin ed è quarto nella categoria per ragazzi subito dopo Harry Potter.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un’operazione di crowdfunding che ha il sapore del record. Quando approdò sulla piattaforma Kickstarter, il 26 aprile 2016, il progetto aspirava alla raccolta di 40 mila dollari, il necessario per ingaggiare un editor, pagare le illustratrici (100: tante quante sono le storie di donne esemplari raccontate nel libro), stampare mille copie, acquisire un codice Isbn e rifondere i diritti alla piattaforma. Strumenti per arrivare al traguardo, oltre a una perfetta consonanza con l’argomento politicamente correttissimo della lotta agli stereotipi di genere, erano un video a cartoni animati molto ben fatto, protagonista una bambina che invece di sognare un principe che la sposi aspira ad andare su Marte, e un programma scalare per attrarre i finanziatori: una donazione di cinque dollari veniva ricompensata con un testo in pdf dal titolo “Come educare ragazze sicure di sé”, quando se ne versavano 12 veniva aggiunto un libro da colorare con 12 delle illustrazioni, e via via, con l’aggiunta di poster o di copie firmate, fino ai pacchetti più sostanziosi (oggi, chi versa 3000 dollari ha diritto a un workshop di una giornata sui temi educativi dell’empowerment). In un mese, di dollari se ne raccolsero 675.614, versati da 13.454 donatori. A ottobre 2016, il jackpot era arrivato a un milione e 300 mila dollari, una cifra che perfino il dinamico duo non può che definire «assurda», e che ora permette di finanziare numerosi progetti educativi. Il benchmark con cui fare i conti, d’ora in poi, per chiunque non trovi chi lo pubblichi e decida di far da sé.

Considerazione utile per chi s’illuda che di un editore si possa fare a meno e che qualsiasi brogliaccio nel cassetto possa trasformarsi in bestseller: Favilli&Cavallo non erano, quando concepirono la grande idea, due Alici nel Paese delle meraviglie, ma imprenditrici già in marcia verso il successo. La prima, che tra Italia e Stati Uniti ha lavorato come giornalista per McSweeney, il Post, Colors e la Rai Corporation, e la seconda, autrice di commedie e stage manager, hanno di sicuro avuto il coraggio di fare le valigie, alla fine del 2011, e di trasferirsi sulla West Coast, dove nel 2012 hanno fondato la Timbuktu Labs, una start-up che ha ideato Timbuktu Magazine, la prima rivista su iPad per bambini, più numerose altre app. Il crowdfunding ha dunque permesso il salto verso il libro stampato, che ha costi industriali molto più alti: ma senza le competenze imprenditoriali e creative di cui già erano in possesso, di sicuro le due ragazze italiane non avrebbero ottenuto un risultato altrettanto brillante. L’avventura continua: ultima fan in ordine di tempo Melissa Gates, filantropa e moglie di Bill, che su Facebook fa il tifo per le bambine ribelli consigliando «this amazing book» E intanto la Timbuktu assume: in quella cucina di Venice adesso lavorano in dieci, ma è appena stato lanciato un bando per la ricerca di altri quattro manager. Se ve la sentite, mandate il vostro profilo Linkedin a careers@timbuktu.me.


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