Crowd funding

Il D’Azeglio si sente in gabbia: se lo Stato non c’è, si fa la colletta

La gloria è scritta nei nomi degli allievi di quasi un secolo fa: Norberto e Leone, Giulio, Natalia, Cesare e Massimo, con il loro augusto professor Monti. La storia, per il liceo classico D’Azeglio di via Parini 8 di Torino, che dopo Bobbio e i Ginzburg, Einaudi, Pavese e Mila ha ospitato migliaia e migliaia di studenti, è impressa nella facciata ottocentesca, che da cinque lunghi anni è impacchettata dai ponteggi, degradata, scrostata, con gli stucchi che rischiano di venire giù.

Nessun operaio sta lavorando alla ristrutturazione. Tutto è in sicurezza, ma il cantiere è fermo, in attesa dei fondi della Provincia, diventata nel tempo Città Metropolitana, con budget bloccati e casse esangui. Gli alunni del D’Azeglio, dal 2012, per entrare a scuola devono passare due ingressi: la gabbia dei ponteggi e l’inconfondibile portone in legno, che per i torinesi è sinonimo di una delle scuole superiori classiche dal passato più prestigioso. La facciata perde i pezzi, ma per una paralisi finanziaria e burocratica, dopo rimpalli di mail con i funzionari provinciali, resta inesorabilmente nascosta, protetta dalla sua antiestetica prigione di tubi d’acciaio. E dire che il progetto per riportare agli onori del mondo la parte esterna dell’edificio di via Parini c’è. Giace da anni sulla scrivania dei tecnici. Servono 600 mila euro, che la Città Metropolitana si era impegnata a stanziare, ma che finora non ha potuto erogare, neanche in minima parte.

Così la preside del D’Azeglio, Chiara Alpestre, stanca come tutti di vedere il liceo imbrigliato nei ponteggi, ha sposato la proposta di un genitore, Luciano Quattrocchio, anche presidente del Consiglio d’Istituto: mettere in piedi un’associazione di ex allievi di tutte le età, affezionati alla scuola che li ha visti crescere, per raccogliere fondi e ristrutturare la facciata con le donazioni dei privati. Della serie, se lo Stato latita, ci pensiamo noi, nell’Italia dal cuore buono, che non ha soldi per i suoi beni storici. Ci pensiamo, almeno per un primo intervento di recupero. Obiettivo iniziale raccogliere 50 mila euro.

Il conto alla rovescia per il crowdfunding è partito sul sito dell’istituto, alla voce associazione Opere D’Azeglio. Che organizzerà una «festa dei ricordi», invitando tutti gli ex studenti. «Quel che chiediamo agli ex allievi e a tutti coloro che amano il D’Azeglio - spiega Alpestre - è un gesto di solidarietà civica, anche piccolo, anche 2 euro, qualsiasi somma è scaricabile dalla dichiarazione dei redditi. Lo dobbiamo a questa scuola, che rappresenta un bene pubblico della città». Nella speranza che gli enti locali, che sembrano aver preso alla lettera il detto latino «Festina lente», affrettati lentamente, sblocchino lo stanziamento, ma questa volta per lotti, con erogazioni più abbordabili. In un progetto di finanziamento pubblico-privato, che vuole essere anche il segno «dell’orgoglio di appartenere» e tenere in vita «un pezzo della storia intellettuale di Torino».


[Numero: 78]