Crowd funding

Contadino, tassista, ingegnere, muratore: la band che connette l’Africa in musica

Costantina è una città al confine orientale dell’Algeria. Arroccata su una parete verticale sul fiume Rhummel, dista 80 km dal Mediterraneo. Più a sud terre fertili e un’enorme distesa desertica: il Sahara. In un Paese come l’Algeria, bloccato nel governo immobile del presidente Abdelaziz Bouteflika, dopo la Guerra civile negli Anni 90, da lì l’unica possibilità per i giovani sembra guardare al di là del Mediterraneo. Verso l’Europa che appare miraggio.

Da una città come Costantina spesso l’unica possibilità per i giovani sembra guardare al di là del Mediterraneo. Verso l’Europa che appare miraggio. El Foukr R’Assembly: un collettivo di musicisti algerini, del Ghana e del Burkina Faso, che ha trovato un linguaggio comune e una nuova narrativa nella musica. La possibilità di “guardare a sud” invece che a nord del proprio orizzonte.

Per ribaltare questa prospettiva, è nato nel 2014 il progetto El Foukr R’Assembly: un collettivo di musicisti algerini, del Ghana e del Burkina Faso, che ha trovato un linguaggio comune e una nuova narrativa nella musica. La possibilità di “guardare a sud” invece che a nord del proprio orizzonte.

L’idea di questo sorprendente connubio musicale, che guarda al lavoro di artisti che hanno fatto della contaminazione il proprio credo, come il batterista Tony Allen, il cantante e chitarrista Ali Farka Touré, il controverso musicista nigeriano Fela Kuti o il suonatore maliano di kora Toumani Diabaté, non poteva nascere che dalla mente di un figlio della diaspora africana. Oualid Khelifi, poco più di trent’anni, originario di Costantina, nato e poi fuggito da quelle terre grazie all’opportunità di studiare informatica nel Regno Unito e negli USA. Un lavoro da Goldman Sachs, la famigerata “integrazione”. E poi il cambiamento, la voglia di meticciare la propria identità con quella d’origine. Il ritorno in Africa con il desiderio di raccontare il continente con la fotografia e la musica.

Ma come finanziare un progetto così inusuale? Ecco che interviene il crowdfunding. El Foukr R’Assembly viene finanziato in buona parte tramite la piattaforma Indiegogo, per trasformare la visione di un viaggio “panafricano” in realtà. Missione riuscita: i musicisti e il produttore raccolgono 10.000 dollari per il viaggio dall’Algeria al Ghana e ritorno, per coprire i costi del soggiorno per un mese, dei visti, delle registrazioni. È il calcio d’inizio verso il primo album e le future tournée del gruppo, che hanno toccato gli USA e la terra dove tutto ha avuto inizio, l’Algeria. In attesa di un tour nel Regno Unito a fine anno.

Il suono di El Foukr è un mix di Rai algerino, del desertico Gnawa, dell’high-life ghanese, dell’afro-salsa che spopola sulla costa occidentale. Guarda ad artisti come Tony Allen, Ali Farka Touré, Fela Kuti o Toumani Diabaté. E non poteva nascere che dalla mente di un figlio della diaspora africana.

Il suono di El Foukr è un mix di Rai algerino, del desertico Gnawa, dell’high-life ghanese, dell’afro-salsa che spopola sulla costa occidentale. Certo, si tratta di un piccolo progetto rispetto alle cifre che si possono raccogliere con le collette 2.0. Ma è un’immagine di interconnessione globale: un contadino, un tassista, un grafico, un ingegnere del suono e un muratore con grande talento, riuniti in una band dallo spirito d’impresa di un globetrotter. E che finanziano la loro prima tournée dall’Algeria al Ghana tramite una piattaforma basata a San Francisco, con il supporto di 156 persone da tutto il mondo. Oggi El Foukr ha già prodotto due album (uno registrato en plain air nel deserto).

«R’Assembly è un parola che non esiste, nata dal termine francese “Rassembler” riunire e dall’inglese “Assembly”, assemblea: una sorta di mobilitazione permanente, quella che ci rappresenta - racconta il produttore Oualid Khelifi – un termine con il quale ci piace identificare la nostra identità creola e plurale. D’altronde non potrebbe essere altrimenti con quattro cantanti che cantano in dialetto algerino, arabo classico e tamasheq (una lingua berbera). E che credono nell’animismo, nel cristianesimo o nell’Islam». L’obiettivo è riscoprire il continente producendo contenuti sul posto. «Qui ci sono tassi di crescita del 9-10%, c’è molto ancora da realizzare e non possiamo perdere quest’occasione».


[Numero: 78]