Tivù Tivù se non ci fossi tu

Ma Sanremo era meglio alla radio

Mah, io la televisione non saprei. Per dire, a me non mi ha mai convinto fino in fondo. Sarà che ai tempi eravamo proprio dei miserabili e a casa nostra c’è arrivata molto tardi, eravamo già sotto il ’68 o giù di lì, Italia Corea del ’66 l’ho vista dal vicino dall’altra parte del pianerottolo, Ricchetti, faceva il bibliotecario, alla fine della partita ha preso ’sta televisione e l’ha buttata per terra, ti dico io che soddisfazione ad avercela avuta. Sì, ci sono arrivato che ero troppo smagato e avevo già dell’altro da fare; infatti il festival di Sanremo del ’68 l’ho visto, si era in febbraio e ancora non era successo niente, mi ricordo ancora come fosse adesso Deborah e Mi va di cantare, ma quello del ’69 l’ho passato in questura per accertamenti. Sì, però non è che quel Sanremo in tivù mi avesse detto chissà che, la musica ci stava troppo schiacciata lì dentro e Armstrong e Fausto Leali sì c’erano, ma erano più brutti del normale, come se li avessero ficcati lì dentro così di forza da fargli male. Sanremo era molto meglio alla radio; mi sbaglierò ma nella radio c’è più spazio, c’è più musica, c’è più tridimensionalità, ecco. Anche per i fatti, a vedere un fatto in tivù non sembra mai vero del tutto; sempre tutto poco chiaro, un po’ equivoco, e se capita che ti fanno vedere qualcosa che potrebbe essere davvero importante sta sicuro che è sfocata. Alla radio senti certe notizie così vivide che ti sai accappona la pelle, anche a farci tutte le tare del caso. Secondo me è perché con la radio ci metti del tuo, arricchisci, dai volume, nella tele di tuo non ci puoi mettere proprio niente, e quello che c’è è sempre troppo poco, e lo dico anche adesso che in casa mi sono messo un sessanta pollici ultra HD. L’accendo e non c’è niente da fare, la tele è troppo sacrificata, troppo piatta per convincere, e anche di più adesso con nuovi schermi.


[Numero: 77]