Tivù Tivù se non ci fossi tu

Così Perry Mason ha cambiato leggi e tribunali

Il turbamento psichico e sociale creato dall’immagine televisiva, e non dai programmi della tv, provoca continui commenti giornalistici. Raymond Burr, l’interprete di Perry Mason, parlando all’Associazione nazionale dei giudici municipali, ricorda che: «Senza la comprensione e l’adesione dei non competenti, le leggi che voi applicate e i tribunali che voi presiedete non potrebbero più esistere». Burr ha trascurato di dire che la serie televisiva di Perry Mason, nella quale egli interpreta la parte del protagonista, è tipica di quel carattere intensamente partecipazionale dell’esperienza televisiva che ha modificato i nostri rapporti con le leggi e i tribunali.

L’immagine televisiva non ha nulla in comune con il cinema o con la foto- grafia, se non il fatto di offrire una Gestalt, o una disposizione di forme, non verbale. Con la tv lo spettatore è lo schermo. Esso viene bombardato da impulsi leggeri che James Joyce definiva la «Carica della brigata leggera» e che imbevono la «pelle della sua anima di sospetti sobconscious» [gioco di parole tra subconscious, «subconscio» e sob, «singhiozzo»]. L’immagine televisiva è visivamente scarsa di dati. Non è un fotogramma immobile. Non è neanche una fotografia ma un profilo in continua formazione di cose dipinte da un pennello elettronico. L’immagine televisiva offre allo spettatore circa tre milioni di puntini al secondo, ma egli ne accetta soltanto qualche dozzina per volta e con esse costruisce un’immagine.

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Il proprietario di un albergo di Hollywood, situato in una zona dove abitano molti attori del cinema e della tv, riferisce che i turisti mostrano ora di preferire i divi del piccolo schermo. C’è anche da tener conto che i divi televisivi sono in maggioranza uomini, cioè personaggi «freddi», mentre al cinema prevalgono le donne, che possono essere più facilmente presentate come personaggi «caldi». Divi e dive del cinema, e con loro l’intero star system, hanno comunque visto diminuire il loro peso da quando è intervenuta la tv. Il cinema è un medium caldo ad alta definizione. La notizia più interessante esposta dall’albergatore che abbiamo citato è forse che i turisti vogliono vedere Perry Mason e Wyatt Earp, non Raymond Burr e Hugh O’Brian. I turisti di una volta in visita a Hollywood, i fan del cinema, volevano invece vedere i loro beniamini come erano nella vita reale e non com’erano sullo schermo. I fan del freddo medium tv vogliono vedere il divo preferito nel suo ruolo, mentre quelli del cinema vogliono la realtà.

Un analogo capovolgimento d’atteggiamenti si verificò con l’avvento del libro stampato. La cultura del manoscritto o dello scrivano non aveva molto interesse per la vita privata dello scrittore. Oggi è il fumetto che è vicino alla forma d’espressione pretipografica della xilografia e del manoscritto. Il Pogo di Walt Kelly assomiglia infatti moltissimo a una pagina gotica. Ma, nonostante il grande interesse del pubblico per il fumetto, non c’è molta curiosità sulla vita privata dei suoi artisti, come del resto su quella degli autori di canzoni di successo. Con la stampa, i lettori incominciarono a interessarsi moltissimo della vita privata degli scrittori. La stampa è infatti un medium caldo. Proietta l’autore sul pubblico, come faceva il cinema. Il manoscritto è invece un medium freddo, che non si occupa tanto di proiettare l’autore quanto di coinvolgere il lettore. E tale è anche la tv. Lo spettatore è coinvolto e partecipe. Ed è per questo che il ruolo del divo televisivo sembra più affascinante della sua vita privata. Di conseguenza lo studioso dei media, come lo psichiatra, ricava dai propri informatori più dati di quanti essi si rendano conto di comunicare. Ognuno sente assai più di quanto capisca. Ma è l’esperienza, più che la comprensione, a influire sul comportamento, specialmente quando entrano in ballo questioni collettive come i media e le tecnologie, dove è quasi inevitabile che l’individuo non si renda conto degli effetti che subisce.


[Numero: 77]