[Sommario - Numero 76]
Indovina Kim
Giacomo Gambineri - Genovese, disegna da sempre. Laureato al Politecnico di Milano, sopravvive grazie a insospettabili testate che continuano, per equivoco, a pagarlo. Trova conturbante parlare di sé in terza persona.
PYONGYANG
Maurizio Cucchi

Massimiliano Panarari
nord corea kim il leader mutante

Pyongyang nodo cruciale del Risiko mondo

L’invio di una portaerei verso la penisola coreana si aggiunge ad altre mosse che segnano una drastica inversione di rotta rispetto al programma elettorale di Trump, quando affermava di rifiutare per gli Usa il ruolo di “poliziotto mondiale” imposto, con sfracelli notevoli, dai suoi predecessori. Tra queste mosse, il recente strike in Siria con un dichiarato intento punitivo, quindi proprio poliziesco, nei confronti di Assad per una “colpa” tutt’altro che certa, nonché lo sgancio “promozionale” della bomba Moab in Afghanistan, tecnicamente una “piccola” arma di distruzione di massa. Ma, appunto, è ora il Nord Corea a preoccupare: Kim Jong Un dispone di Forze Armate convenzionali quantitativamente imponenti, anche se dotate di armamenti di non recente generazione. Buona parte dell’Esercito è schierato nella fascia a ridosso del confine con il Sud Corea che minaccia con una buona artiglieria. Peraltro, parte della “milionata” di soldati di Pyongyang viene impiegata nell’agricoltura e nelle miniere, quasi in ossequio a quel precetto civettuolo del “dual use” utilizzato in Italia per contenere l’antimilitarismo militante di parte della nostra classe politica. L’Aeronautica per lo più impiega velivoli idonei soprattutto alla difesa dello spazio aereo nazionale e la Marina non è in grado di cercarsi grane al di là del Mar del Giappone e del Mar Cinese settentrionale. La presenza di numerosi rifugi in caverna nel resto del Paese completa il quadro di uno strumento convenzionale per lo più difensivo, confermato da una cospicua “Milizia popolare”, sull’esempio di alcuni paesi neutrali occidentali.

Balza agli occhi anche l’affinità con l’Albania di Hoxha, con la sua sindrome da accerchiamento che le aveva fatto disseminare di bunker tutto il territorio. Ovviamente, tale valutazione non riguarda la componente missilistica e i test nucleari che, ammesso e non concesso abbiano successo, conferiscono al paese una forza offensiva innegabile, con missili teoricamente in grado di colpire anche a svariate migliaia di chilometri di distanza, qualora disponibili contromisure elettroniche in grado di superare le difese avversarie. Ma l’abbinamento di uno strumento convenzionale difensivo e uno strumento missilistico offensivo evidenzia la finalità tutt’al più dissuasiva di quest’ultimo, com’è ovvio per un paese di quelle dimensioni. Ma la dissuasione gli conferirebbe comunque un indesiderato ruolo di interlocutore obbligatorio nell’estremo Oriente che la superpotenza non è disposta a concedere a tutte le formiche che si inca...o. Soprattutto, però, è plausibile che gli Usa, potenza sostanzialmente “insulare” (un oceano a destra, uno a sinistra e un muro col Messico) e navale come tutti i suoi più solidi alleati anglosassoni, sfrutti la crisi per esercitare una classica pressione “per linee esterne” sulla Russia euro-asiatica, potenza continentale già impegnata in Medio Oriente e nell’est Europa in duri confronti politici e militari ai quali gli americani sono tutt’altro che estranei. C’è da chiedersi, infatti, cosa ne sarebbe dell’impegno di Putin in Siria e in Ucraina di fronte all’apertura di un nuovo fronte ai confini orientali del suo territorio, o se non cederà alla tentazione di un compromesso che salvi almeno la Flotta Russa del Mar Nero, guarda caso basata in Crimea, e un minimo di presenza nel Mediterraneo. Quanto all’altro incomodo, la Cina, ce ne sarebbe abbastanza per tenerlo occupato con una crisi cronica sul balcone di casa che ne riduca le velleità globali e per scoraggiarlo da atteggiamenti di solidarietà troppo spinta col gigante euro asiatico. Devono essere queste “lezioni” del dopo insediamento ad aver trasformato in falco la colomba pre-elettorale, ma resta ancora da spiegargli che quando iniziano le escalation militari la razionalità viene spesso spazzata via dalle percezioni e dalle paure, e non sempre chi fa le pentole…

Insomma, c’è di che essere preoccupati.


[Numero: 76]