[Sommario - Numero 76]
Indovina Kim
Giacomo Gambineri - Genovese, disegna da sempre. Laureato al Politecnico di Milano, sopravvive grazie a insospettabili testate che continuano, per equivoco, a pagarlo. Trova conturbante parlare di sé in terza persona.
PYONGYANG
Maurizio Cucchi

Massimiliano Panarari
nord corea kim il leader mutante

La principessa ribelle sposa “Ondal lo scemo”

Ondal visse nel regno di Koguryo, al tempo del re P’yongwon. Il suo viso era grottesco e scavato dalle privazioni, ma il suo animo era buono e generoso. Estremamente povero, era solo grazie alle offerte di cibo fattegli da qualche mano pietosa che riusciva a mantenere sé e la vecchia madre. Per la sua figura ridicola, per i suoi abiti laceri e per le sue scarpe sfondate, in città era conosciuto da tutti come “Ondal lo scemo”.

Il re P’yŏngwŏn, intanto, aveva una figlia ancora piccola che piangeva continuamente, al punto da mettere a dura prova la pazienza dell’augusto genitore che, per tentare di zittirla, le ripeteva sempre la stessa frase: «Smettila di frignare, non ne posso più! Se continui a piangere così, andrà a finire che, quando crescerai, ti darò in moglie a un miserabile come Ondal lo scemo, invece che a un alto funzionario come meriterebbe il tuo rango!»

E la principessa crebbe, fino a raggiungere l’età di sedici anni. Allora, il re decise di maritarla a un giovane nobile della famiglia Ko, ma la principessa, fra lo stupore generale, si oppose alla decisione del padre con queste parole: «Per lungo tempo avete detto che io sarei diventata la sposa di un miserabile come Ondal lo scemo. Per quale motivo, adesso, avete cambiato idea! Perfino un uomo d’infima condizione si sforza di non dire menzogne, e voi che siete il re vi comportate in questo modo? Un sovrano non deve abbandonarsi a scherzi del genere. State sbagliando, e io ho il dovere di non seguirvi nel vostro errore».

La principessa, più che mai decisa, prese allora la via della montagna e alla fine riuscì a incontrare Ondal, che in effetti stava tornando a casa con un carico di cortecce d’albero. Gli manifestò le proprie intenzioni, ma sulle prime, Ondal stette in guardia.

«Sei molto giovane, ma il tuo non è certo un comportamento da ragazzina. Qui c’è sotto qualcosa e io sospetto che tu non sia un essere umano, bensì una volpe o uno spirito maligno».

E se ne andò dritto a casa. Ma la principessa lo seguì, per nulla rassegnata, e passò la notte a dormire dietro la porta della misera abitazione di Ondal. L’indomani, ripeté i propri propositi a madre e figlio, ma questi erano ancora titubanti. Alla fine, la madre di Ondal le disse: «Mio figlio è certamente povero e umile. Come può diventare il marito di una principessa? La nostra casa è povera e fatiscente: come potrà ospitare una persona di così alto rango quale voi siete?».

Ma la principessa, imperturbabile: «Un antico proverbio dice: “Chi ha potuto macinare un mal di riso può anche cucire un che di stoffa”. Se fra marito e moglie c’è intesa e uguaglianza d’animo, perché si dovrebbe poter vivere bene insieme solo dopo essere diventati ricchi?».

E fu così che, alla fine, la principessa sposò davvero Ondal lo scemo. Venduti poi i bracciali che aveva portato con sé, comprò inoltre della terra, una nuova casa, schiavo maschi e femmine, un gran numero di animali e ogni sorta di provvigioni e utensili.

A primavera, il terzo giorno del terzo mese, nel regno di Koguryŏ era costume che il popolo si riunisse su una collina vicino a Nangnang e venisse organizzata una gigantesca battuta di caccia, alla quale prendevano parte anche il re e i più alti dignitari dello Stato. Venivano cacciati soprattutto cervi e cinghiali, e poi si celebrava un solenne sacrificio in onore degli dèi del fiume e della montagna. Alla caccia prese parte, in incognito, anche Ondal che, grazie agli esercizi compiuti su pressione della moglie, era in breve divenuto un esperto guerriero. Alla fino, Ondal risultò il più bravo fra tutti e il re in persona volle incontrarlo.

Avendo saputo l’identità del vincitore, il sovrano restò ovviamente molto sorpreso, ma pensò comunque nominare Ondal comandante in capo dell’esercito di Koguryŏ, anche perché un’armata cinese aveva appena invaso la regione dello Yodong. Alla testa dei suoi soldati, Ondal si avventò sul nemico e dopo una serie di brillanti vittorie alla fine lo sconfisse definitivamente. Nessuno si meravigliò, perciò, quando Ondal ricevette le più alte onorificenze e anche il re, adesso, fu fiero di poter affermare: «Quest’uomo è mio genero», e lo elevò al grado di Taehyŏng. Ondal lo scemo godette così di una prosperità e una gloria immense, e il suo prestigio e la sua influenza a corte furono senza pari.


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