[Sommario - Numero 76]
Indovina Kim
Giacomo Gambineri - Genovese, disegna da sempre. Laureato al Politecnico di Milano, sopravvive grazie a insospettabili testate che continuano, per equivoco, a pagarlo. Trova conturbante parlare di sé in terza persona.
PYONGYANG
Maurizio Cucchi

Massimiliano Panarari
nord corea kim il leader mutante

Non solo folklore (e terrore). La dittatura atomica di Pyongyang ha un volto, quello di un autocrate che, in ogni occasione, “ci mette la faccia”. Ed è quella, molto paffuta e dalla chioma inequivocabile, di Kim Jong-un, che fa impazzire di gioia gli alfieri della fisiognomica come “scienza esatta” e i supporter di Lombroso. Il despota nordcoreano, d’altronde, ricerca deliberatamente la maggiore somiglianza possibile – anche attraverso alcune plastiche facciali, secondo le agenzie di intelligence Usa – con il nonno Kim Il-sung, il “Grande leader”, padre-padrone e fondatore, insieme ai sovietici, della Corea comunista. Perché la Repubblica democratica popolare di Corea, come noto, è governata in realtà da un’autentica dinastia regnante, alla quale la Cina – il finora granitico, ma via via più dubbioso, Lord protettore – ha consentito una trasmissione del potere per via letteralmente ereditaria. E, in questa continuità dinastica, il giovane despota dal missile facile e dalla predilezione per i campi di rieducazione di massa ha avvertito col tempo un problema di posizionamento e di costruzione dell’immagine personale. Il culto della personalità è una delle malattie infantili del comunismo, e la Corea del Nord ne rappresenta una delle testimonianze più esacerbate e surreali, su cui ha così pigiato a tavoletta l’acceleratore il figlio terzogenito del precedente tiranno Kim Jong-il (il “Caro leader”) per darsi una parvenza marziale e di indomita guida della nazione-fortezza permanentemente sotto assedio. Che è uno dei pilastri narrativi dello storytelling di regime, ovvero il frame de Il nido del falco , per usare il titolo di un libro sulla politica della famiglia Kim dello studioso dell’Università di Bologna Antonio Fiori (Le Monnier, 2016). E che serve anche all’attuale “Supremo leader” e primo segretario del Partito del lavoro per scrollarsi di dosso il passato – chiaramente ignoto dentro i confini – di “bamboccione” viziato e pasciuto che studiava in un rinomato collegio svizzero e si interessava principalmente di basket proprio mentre, sul finire degli Anni Novanta, i suoi connazionali affrontavano una delle peggiori carestie e crisi alimentari della storia di quello sventurato Paese. Ed ecco, allora, la sua conversione in superuomo od oltreuomo, tendenza che fa delle dittature un’inarrivabile manifestazione della personalizzazione della politica (antidemocratica): il capo ritratto perennemente “sulla cattedra” che spiega come impostare le strategie ai generali, come combattere ai soldati e come volare ai piloti. Non per nulla, è il Maresciallo (il grado più elevato della gerarchia militare da quelle assai belligeranti parti) e il comandante delle forze armate, ma non trascura neppure, nelle veline dei media di regime, di indicare a una banda musicale come ottimizzare il suono, o di estirpare personalmente le erbacce da un marciapiede – un esempio paradigmatico, quest’ultimo, di disintermediazione demagogica, del genere “io sono come voi”.

In un’epoca nella quale vanno per la maggiore gli autocrati, Kim Jong-un possiede in modo esemplare il physique du rôle del cattivo caricaturale e da operetta (ma non c’è bisogno di ripetere che si tratta davvero di un tiranno sanguinario, analogamente agli altri esponenti del familismo amoral-dittatoriale nordcoreano). Tanto da diventare un’icona pop suo malgrado, che alimenta un repertorio di leggende metropolitane e colpisce indelebilmente il nostro immaginario a colpi di totalitarismo anche tricologico (si dice, vero o falso, che siano autorizzate solamente quattro tipologie di taglio di capelli, che devono risultare simili alla sua capigliatura).

E tuttavia, come hanno evidenziato vari analisti, “Kim l’atomico” è evidentemente un gangster delle relazioni internazionali, ma anche un attore molto meno irrazionale di quanto possa sembrare a prima vista.


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