[Sommario - Numero 75]
Cowo come?
Lorenza Natarella - Nata a Lanciano nel 1988, vive e lavora a Milano. Ha co-fondato Studio Armad’illo, che è anche uno spazio di co-working. Il suo primo libro è La Citila, della collana “Gli anni in tasca graphic” (Topipittori, 2013)
Una Gabbia di matti
Maurizio Cucchi
coworking lavorare non stanca

Vivere e lavorare insieme senza ansia: la variante rurale

«Offrire occasioni di ispirazione, attivare connessioni inattese, non favorire uno stacco lavorativo ma costruire le condizioni per il piacere lavorativo: per uscire dalla routine, rimotivarsi e innestare nuovi processi creativi». Innovazione e ruralità, cambiamento e condivisione, determinazione e passione. Preferendo una riunione sotto a un salice al meeting attorno a un tavolo o scegliendo un prato erboso come postazione invece che la scrivania di design. Perché la qualità delle idee passa dalla qualità della vita. È un po’ questa la filosofia di “Destinazione umana”, il tour operator fondato un paio d’anni fa dai bolognesi Silvia Salmeri e Valerio Betti con la finalità di ribaltare il concetto del viaggio: non più mete scelte con l’ottica del “dove vuoi andare” ma selezionate con la logica del “chi vuoi incontrare”. Un’ottantina di strutture in giro per l’Italia e pacchetti a tema incentrati proprio sul cambiamento, il confronto e il mettersi in gioco. Agriturismi e “B&B”, antichi casali ristrutturati e fattorie sociali, vecchi mulini riadattati e bilocali in borghi dimenticati: spazi diversi, diversissimi tra loro, dove rigenerare la testa mettendo al centro la risorsa umana, l’incontro con l’altro.

E, tra questi luoghi, alcuni sono proprio pensati per il coworking: ambienti in cui trascorrere un giorno, un weekend, un mese per sviluppare progetti e confrontarsi con le competenze altrui. «Avere il proprio computer e poter lavorare ovunque, con orari gestibili e ambienti atipici, lontani dall’ufficio e immersi nella ruralità: è uno stile di vita quello che proponiamo, un approccio totalmente diverso rispetto a come siamo abituati – spiega Betti – Un coworking che diventa anche coliving: ti trovi a vivere a fianco con chi ti ospita, persone spesso formate per gestire lo sviluppo di intuizioni o visioni nel cassetto, e a fianco di altri “viaggiatori”, in un intreccio di professionalità, talenti, esperienze e punti di vista». Il coliving, per esempio, è proprio una delle leve motivazionali di “Home for creativity”, a Montalto Uffugo, sulle colline a due passi da Cosenza: si vive insieme per cercare la propria vocazione professionale o per allargare e differenziare il proprio network di contatti.

Si definisce invece un incubatore di sogni “Casa Netural” di Matera: quattro piani divisi tra open space, cucina, camere da letto dove partire con iniziative nuove, dare nuova linfa a quelle vecchie o trovare il proprio posto nel mondo del lavoro. Oppure “Oggi”, la casa dell’innovazione a Monteveglio (BO), meta di un brainstorming week-end: una tre giorni di full immersion, tra trekking, cene e teatro, a fianco di un team di consulenti e formatori per liberare, strutturare e avviare idee imprenditoriali. «Il valore aggiunto di queste realtà sta proprio dell’autenticità di quello che vai a respirare e a toccare – aggiunge Betti – Nessun contesto patinato, nessuna frenesia, nessuna ansia da prestazione: nascono start up straordinarie ma lontane dal clima da competizione estrema. Qui nessuno ti chiede di essere il top dei top, quello che ti viene chiesto è di essere semplicemente te stesso».


[Numero: 75]