[Sommario - Numero 75]
Cowo come?
Lorenza Natarella - Nata a Lanciano nel 1988, vive e lavora a Milano. Ha co-fondato Studio Armad’illo, che è anche uno spazio di co-working. Il suo primo libro è La Citila, della collana “Gli anni in tasca graphic” (Topipittori, 2013)
Una Gabbia di matti
Maurizio Cucchi
coworking lavorare non stanca

L’ho inventato io: ecco com’è andata

Do po aver visto una serie di imprecisioni sulla pagina di Wikipedia dedicata al coworking, ho deciso di scrivere un breve articolo su come il coworking è veramente iniziato.

Chi ha inventato il coworking? Io, ed ecco com’è cominciata. Nel 2005 stavo lavorando per una startup di nome Rojo, ma non ero felice del mio lavoro. Prima di allora ero un libero professionista, lavoravo per me stesso come consulente freelance, sognando, fra un viaggio e l’altro, quell’ambiente di lavoro fatto di persone che solo un impiego presso una struttura fissa è in grado di fornire. Ero confuso, non sapevo cosa fare. Volevo ma non riuscivo ad avere entrambe le cose: la libertà e l’indipendenza di lavorare per me stesso, oltre che un ambiente e l’interazione sociale offerte dal lavorare con gli altri.

Mentre lavoravo per Rojo, un Life Coach di nome Audrey Seymour mi ha aiutato a sbloccarmi e a capire dove volessi andare nella vita. Così mi sono inventato un piano di azione suddiviso in tre parti: per prima cosa avrei lavorato su progetti open-source di tipo commerciale così da poter guadagnare abbastanza per potermi dedicare a una delle mie passioni, che è appunto l’open source. La seconda parte del mio piano consisteva nello scrivere articoli per pubblicazioni come la O’Reilly (casa editrice statunitense fondata da Tim O’Reilly che pubblica libri e siti riguardanti l’Informatica, n.d.t) proprio riguardo a questi progetti open-source per sensibilizzare l’opinione pubblica e potermi così dedicare ad un’altra delle mie passioni, la scrittura e la comunicazione. Infine, decisi di creare un nuovo tipo di spazio, un ambiente per aiutare la comunità di lavoratori freelance ad avere quella struttura che tanto desideravo e, a tutto questo ho dato un nome: coworking.

Il San Francisco Coworking Space allo Spiral Muse è stato il primo in assoluto. Avevo diverse amiche coinvolte nel collettivo Femminista dello Spiral Muse, fra cui Elana Auerbacha a cui parlai della mia idea di coworking e del fatto che avevo bisogno di spazi a prezzi accessibili. Elana mi disse che avrei potuto avere lo spazio presso lo Spiral Muse due giorni alla settimana per 300 dollari al mese, e tenermi gli affitti oltre a quella cifra. L’unico problema era che dovevo allestire lo spazio per ciascun affittuario per poi smontarlo il giorno dopo, poiché non si potevano lasciare allestimenti permanenti. Per la cronaca, ero abbastanza al verde in quel periodo, ed era mio padre ad aiutarmi con i 300 dollari dei primi mesi di affitto (e mi aiutò per diversi mesi).

All’epoca pensavo, ingenuamente, che dopo aver postato l’annuncio di questo nuovo spazio su Craigslist, sarebbero venute una marea di persone. In realtà il primo mese non è venuto nessuno. Ogni lunedì e martedì andavo ad allestire i tavoli e quant’altro in attesa di qualcuno, ma nessuno veniva. Ho capito che avrei dovuto raggiungere più persone e quindi ho iniziato a distribuire volantini e andare nei bar e nei caffè per parlare direttamene con la gente di questa iniziativa. Lentamente, sempre più persone cominciarono a venire in questo spazio. Il primo collega ufficiale di coworking è stato Ray Baxter, un atleta, sviluppatore di startup e padre di famiglia. Lui è stato il primo “coworker” ufficiale.

Tre importanti fattori hanno contribuito alla crescita del coworking. Il primo, è che un sacco di gente veniva allo spazio solo per vedere cosa fosse il coworking, ma poi non vi partecipava. Io gli dicevo: «rubate questa idea e rendetela vostra». In pratica stavo dando il permesso di fare qualsiasi cosa con la mia idea di coworking, proprio come si fa con le tecnologie open source. In secondo luogo, Chris Messina e Tara Hunt hanno apportato un enorme contribuito con la creazione di una comunità online utilizzando il coworking wiki e un elenco creato con Google groups, e soprattutto parlandone durante le sempre più frequenti unconferences (non-conferenze, quando il contenuto delle sessioni è creato dai partecipanti durante la conferenza stessa n.d.t) al Bar Camp. Hanno anche partecipato alla creazione del Hat Factory (discusso di seguito) e del Citizen Space. [...]

Detto questo, adesso andate pure ad aggiornare quelle imprecisioni tipo quelle di Wikipedia. Wikipedia coworking page :)

(Traduzione dall’inglese di Anna Martinelli)


[Numero: 75]