[Sommario - Numero 75]
Cowo come?
Lorenza Natarella - Nata a Lanciano nel 1988, vive e lavora a Milano. Ha co-fondato Studio Armad’illo, che è anche uno spazio di co-working. Il suo primo libro è La Citila, della collana “Gli anni in tasca graphic” (Topipittori, 2013)
Una Gabbia di matti
Maurizio Cucchi
coworking lavorare non stanca

I posti si trovavano il problema era restarci

Quante volte ci avremo mai provato? Troviamo un posto, lo mettiamo a posto e ci mettiamo lì. Di posti se ne trovava quanti se ne voleva, questo è sempre stato un Paese in disuso per una buona metà, idee per metterli a posto ce n’era da far letto a un fiume, e qualcuna era anche interessante, fattibile, anche geniale, c’era tra noi anche chi sapeva fare le cose dopo averle pensate, non tanti a dire la verità, ma c’erano. Il problema era mettersi lì. Ci provavamo, ogni volta con sempre maggior vigore, vediamo di non fare gli idioti, cerchiamo di imparare dai nostri vecchi errori, perdigiorno astenersi, ma era questione di una settimana, magari di un mese a mettercela tutta, e si era sempre punto a capo. Perché? Non era la compagnia, non era colpa di come eravamo mischiati.

C’era l’artista plastico, sempre, a volte anche due, ombrosi e scontenti, ma a prenderli per il verso giusto capaci di usare utilmente le mani, c’era il fotografo sperimentale ma duttile e disponibile per servizi d’occasione; e poi almeno un giovane avvocato femmina specializzanda in difesa del genere e dei concernenti diritti, e un collega maschio patrocinante i resti del movimentismo politico minore; c’era l’ostetrica propagandista del parto naturale a bagno o a secco, c’era, sì, un lavativo o due in attesa di migliore destino, e c’ero io, sempre, che ogni volta avevo un mestiere nuovo e non vedevo l’ora di spartirlo se non altro verbalizzandolo. Vite ancora tutte da districare, facili da mettere assieme. Cos’era allora che mandava tutto a ramengo? Lo so, l’ipermotivazione. L’ossessione di quel di più che ficcavamo in ogni parola e in ogni gesto, in ogni caccola di cogitamento e in ogni schifoso chiodo da piantare. Non stavamo assieme perché era meglio così, ma perché in quel modo avevamo messo in gioco i nostri destini, il destino della rivoluzione ancora non sconfitta e di conseguenza il destino dell’umanità intera. Capirai.


[Numero: 75]