[Sommario - Numero 75]
Cowo come?
Lorenza Natarella - Nata a Lanciano nel 1988, vive e lavora a Milano. Ha co-fondato Studio Armad’illo, che è anche uno spazio di co-working. Il suo primo libro è La Citila, della collana “Gli anni in tasca graphic” (Topipittori, 2013)
Una Gabbia di matti
Maurizio Cucchi
coworking lavorare non stanca

Cinque o sei amici in una stanza, a rincorrere pensieri in libertà

A colui che ha cercato di liberarsi della miseria e, non contento di vivere pigramente con brandelli di opinioni prese in prestito, mette all’opera i propri pensieri per trovare e inseguire la verità, non mancherà la soddisfazione del cacciatore, qualunque sarà la sua preda; ogni momento dell’inseguimento ricompenserà la sua fatica con qualche godimento; e avrà motivo di ritenere che il suo tempo non è male speso, anche quando non potrà vantarsi di un grande acquisto. Questo, Lettore, è il divertimento di coloro che lasciano in libertà i loro pensieri e scrivendo cercano di seguire il loro corso; un divertimento che non devi togliere loro, giacché ti offrono l’occasione di uno svago simile, se vorrai far uso dei tuoi pensieri nel leggere. [...] Se fosse il caso di annoiarti con la storia di questo Saggio, potrei dirti che cinque o sei amici, riuniti nella mia stanza, che discorrevano di un argomento assai remoto da quello qui trattato, si trovarono presto ad un punto morto, a causa delle difficoltà che sorgevano da ogni lato. Dopo esserci scervellati un poco senza avvicinarci di più alla soluzione di quei dubbi che ci rendevano perplessi, mi accadde di pensare che eravamo su una strada sbagliata; e che, prima di iniziare indagini di quella natura, era necessario esaminare le nostre capacità, per vedere quali oggetti il nostro intelletto fosse o non fosse in grado di trattare.

Proposi ciò alla compagnia, la quale prontamente acconsentì; e fu quindi concordato che questa sarebbe stata la nostra prima indagine. Alcuni pensieri frettolosi e mal digesti, su un argomento che non avevo ancora mai considerato, che annotai per la nostra prossima riunione, formarono la prima introduzione a questo Discorso; il quale, essendo stato iniziato per caso, venne continuato su preghiera dei miei amici, scritto a brani incoerenti, trascurato per lunghi intervalli e poi ripreso secondo quanto mi concedeva l’umore o l’occasione e, infine, durante una vacanza solitaria, presa per motivi di salute, venne messo nell’ordine in cui ora lo vedi. Questa maniera discontinua di scrivere può avere causato, fra gli altri, due difetti opposti, cioè di aver detto troppo o troppo poco. Se trovi che manca qualcosa, sarò lieto che ciò che ho scritto susciti in te il desiderio che mi fossi dilungato di più. E se trovi che abbia scritto troppo, dovrai darne la colpa all’argomento; giacché quando presi in mano la penna, pensavo che tutto ciò che avevo da dire sull’argomento potesse racchiudersi in un solo foglio di carta.

Ma più andavo avanti, e più vasta diventava la mia prospettiva; nuove scoperte mi conducevano sempre più innanzi, e così l’opera raggiunse insensibilmente la mole che ora presenta. Non escludo che potesse esser ridotta a dimensioni minori e che alcune parti potessero essere condensate; la maniera in cui è stata scritta, a sbalzi e con lunghi intervalli d’interruzione, può infatti esser la causa di alcune ripetizioni. Ma, per confessare la verità, sono ora troppo pigro o troppo occupato per abbreviarla. Non ignoro in quanto poco conto io tenga la mia reputazione, licenziando il libro con un simile difetto, che può facilmente disgustare i lettori più giudiziosi, che sono sempre quelli più raffinati ed esigenti. Ma coloro che sanno come la pigrizia si accontenti di qualsiasi scusa, mi perdoneranno se la mia ha prevalso in questo campo dove credo che la mia scusa sia ottima.


[Numero: 75]