[Sommario - Numero 74]
La quarta parte del Mondo
Sara Stefanini - È nata a Sorengo, in Svizzera nel 1982. Si diploma in illustrazione e animazione multimediale allo Ied di Milano nel 2006. Attualmente lavora come Graphic Designer e illustratrice freelance per magazine e case editrici italiane e straniere. Viene selezionata per il catalogo e la mostra al concorso internazionale Ilustrarte per la biennale del 2016. sarastefanini.com
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Maurizio Cucchi
Amerigo Vespucci che il vento sia con noi

Sono un uomo fortunato: la vedo dal balcone

Guardo il mare dal balcone di casa mia: lei non c’è. Però, mi considero un uomo fortunato: la posso vedere di qui, quando arriva. E di qui ho visto tutti i grandi lavori che ci hanno fatto, restauri e riverniciature. E fino a pochi giorni fa lei c’era, disalberata e sopra di lei il solito affaccendarsi di uomini. Ci sono stato anch’io, per sedici anni ho lavorato all’Arsenale, qui a Spezia. Ero perito navalmeccanico, ma facevo il marinaio di coperta, che detta così sembra che fossi un Corto Maltese, in realtà eravamo la manovalanza, salpavamo le ancore, le sparavamo con quella specie di spilla da balia.

Eravamo una ciurma di squilibrati, anche se di mare ne vedevamo poco poco, e sempre soltanto il mare dell’Arsenale. Anche i meno romantici, quei cinghialoni che salivano a bordo con me, quando arrivava il Vespucci cambiavano umore. Tutti, almeno una volta nella vita, avevano provato a montare il modellino, tipo Cutty Sark. Anch’io ci ho provato, me l’aveva regalato il padre di un mio amico che lo teneva in cantina, da finire. Ma non l’ho finito nemmeno io.

Vista da vicino, l’Amerigo Vespucci, sembra davvero a una vecchia signora. Ogni tanto le rifanno il lifting, ma quando ti avvicini, la sua età si vede. Ti immagini il fasciame dello scafo e invece scopri che è di ferro, chiodata. È massiccia, non ha la silhouette del Palinuro, più piccolo. Insomma vista dalla banchina, ti frega un po’ rispetto a come la vedi per mare. Però, che effetto. Qui all’Arsenale, dove si lavorava in un’atmosfera di pacata lentezza, quando arrivava era come una festa, tutti si davano da fare, ci prendeva una sorta di eccitazione, ognuno rispolverava il meglio del suo repertorio professionale, qui, dove molti hanno imparato il lavoro da genitori e nonni, in quest’Arsenale che ha visto arrivare da tutt’Italia il meglio che c’era in ogni mestiere di marina nelle sue meravigliose officine ottocentesche, dall’ingegnere navale fino all’ultimo sarto che cuce le vele.

I comandanti che ho conosciuto ne parlano come di una fidanzata che non ha mai tradito, si racconta che in tutti i mari del mondo quando passava l’Amerigo Vespucci anche i transatlantici si fermavano, arrestavano i motori, le davano la precedenza con l’ “inchino”.

C’è una cosa però che non ho mai saputo: che fine ha fatto la sorella gemella? Forse si chiamava Cristoforo Colombo. Si dice che alla fine della guerra i russi se la siano portata via. Ma la gente di mare racconta tante cose, qualcuna vera e molte finte.


[Numero: 74]