[Sommario - Numero 74]
La quarta parte del Mondo
Sara Stefanini - È nata a Sorengo, in Svizzera nel 1982. Si diploma in illustrazione e animazione multimediale allo Ied di Milano nel 2006. Attualmente lavora come Graphic Designer e illustratrice freelance per magazine e case editrici italiane e straniere. Viene selezionata per il catalogo e la mostra al concorso internazionale Ilustrarte per la biennale del 2016. sarastefanini.com
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Maurizio Cucchi
Amerigo Vespucci che il vento sia con noi

Non scoprì l’America ma la capì

Per molti anni dopo la sua morte, nell’ambient e dei navigatori della Penisola iberica, Amerigo Vespucci (1454-1522) ebbe fama di grande cosmografo. Per questo, nei ritratti di fantasia elaborati nel Cinquecento, è spesso rappresentato con gli occhi rivolti al cielo, a significare i suoi interessi astronomici e cosmografici.

Col tempo però a questa immagine se ne sovrappose un’altra, di tutt’altro tipo. Il fatto che avesse servito sia la Spagna sia il Portogallo, in un momento in cui la rivalità sul mare tra questi due paesi era fortissima, rese, infatti, difficile ai cronisti del tempo riconoscere il ruolo da lui svolto nella storia della scoperta dell’America. Qualcuno cominciò anche a descriverlo come un bugiardo millantatore, un opportunista, un furbo mercante che si era attribuito meriti che non gli spettavano.

In Italia si accese anche una polemica tra i sostenitori di Vespucci e quelli di Colombo. La contrapposizione tra i due personaggi era facile e quasi ovvia: chi è da considerare “più grande”, Colombo che ha scoperto l’America senza rendersene conto, o Vespucci che ha invece compreso di essere di fronte a un “Mondo Nuovo”?

A partire dalla metà del Settecento, il ritrovamento di tre lettere manoscritte, indirizzate a Pier Francesco dei Medici – il cui contenuto sembrava a quel tempo inconciliabile con quello delle due lettere pubblicate nei primi anni del Cinquecento: il Mundus Novus, per la prima volta nel 1504 e la Lettera al Soderini, nel 1505, che ebbe però una maggiore diffusione dopo che venne inclusa, in versione latina, nella Cosmographiae Introductio (Saint Dié, 1507) – ha posto gli storici di fronte a una serie enorme di problemi interpretativi.

Nacque così quella che poi fu chiamata la “questione vespucciana”, i cui fondamentali nodi – strettamente connessi tra loro – possono essere identificati in primo luogo nella definizione della autenticità o meno delle fonti epistolari, nella ricostruzione degli itinerari dei viaggi transoceanici attribuiti al navigatore fiorentino e nel ruolo che egli svolse durante tali spedizioni.

Le discussioni e le polemiche tra gli studiosi si sono sviluppate e complicate con il tempo e sono divenute particolarmente vivaci tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nel 1900 lo studioso Alberto Magnaghi pubblicò un libro nel quale propose un’ipotesi interpretativa rivoluzionaria, secondo la quale sia la Lettera al Soderini che il Mundus Novus dovevano essere considerati degli apocrifi e la storia di Vespucci doveva essere riscritta sulla base delle sole lettere manoscritte. La tesi di Magnaghi è oggi in gran parte superata, ma ha costituito il punto di partenza dalla seconda metà del Novecento di ricerche più accurate, basate su un esame attento e specifico dei documenti d’archivio, su una lettura critica e comparativa di tutte le fonti epistolari e, soprattutto, su un riscontro diretto sui luoghi delle ipotesi via via formulate.

Oggi sappiamo che Amerigo Vespucci, anche se non ebbe mai il comando di una flotta, diede un contributo determinante alla scoperta dell’America, non solo e non tanto con i suoi viaggi, che pure furono esperienze eccezionali, quanto piuttosto con i suoi scritti, che rappresentano il primo organico tentativo di sistematizzare le conoscenze acquisite sul Nuovo Mondo.

Uomo di cultura e del suo tempo, inserito nell’ambiente cosmopolita e colto dei fiorentini della penisola iberica, partecipe di un momento storico eccezionale, Vespucci seppe far tesoro della tradizione classica, senza peraltro esserne condizionato, ma prendendo come nuovo fondamento della scienza l’esperienza diretta. La necessità di razionalizzare i mezzi e le tecniche di navigazione, unita al desiderio di conoscenza e alla sua insaziabile curiosità – tipica della sua cultura – rende Vespucci una figura singolare e particolarmente significativa nella galleria dei grandi navigatori suoi contemporanei.


[Numero: 74]