[Sommario - Numero 74]
La quarta parte del Mondo
Sara Stefanini - È nata a Sorengo, in Svizzera nel 1982. Si diploma in illustrazione e animazione multimediale allo Ied di Milano nel 2006. Attualmente lavora come Graphic Designer e illustratrice freelance per magazine e case editrici italiane e straniere. Viene selezionata per il catalogo e la mostra al concorso internazionale Ilustrarte per la biennale del 2016. sarastefanini.com
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Maurizio Cucchi
Amerigo Vespucci che il vento sia con noi

Hanno donne lussuriosissime e vivono centocinquant’anni

Appresso questo popolo non vi ha patrimonio alcuno, ma ogni cosa è comune; non hanno re né imperio, ciascuno è re a se stesso. Pigliano tante mogliere quante lor piace; usano il coito indifferentemente, senza aver riguardo alcuno di parentado: il figliuolo usa con la madre e ’l fratello con la sorella; e ciò fanno publicamente come gli animali brutti, percioché in ogni luogo, con ciascuna donna, ancora che a sorte in lei s’incontrino, e’ vengono a congiugnimenti venerei. Similmente rompono i matrimonii secondo che lor piace, percioché sono senza leggi e privi di ragione. Non hanno né tempii né religione, né meno adorano idoli.

Che più? Hanno una scelerata libertà di vivere, la quale più tosto si con viene agli epicuri che agli stoici. Non fanno mercanzia alcuna, non conoscono moneta; non­ dimeno sono in discordia tra loro e combattono crudelmente, ma senza ordine alcuno. I vecchi ne’ parlamenti muovono i giovani e gli tirano nella loro openione ovunque lor piace, e gl’in­fiammano alla guerra, nella quale uccidono gli nimici: e se gli vincono e rompono, gli mangiano e reputano che sia cibo gratissimo.

Si cibano di carne umana, di maniera che il padre mangia il figliuolo e all’incontro il figliuolo il padre, secondo che a caso e per sorte aviene. Io viddi un certo uomo sceleratissimo, che si vantava e si teneva a non piccola gloria di aver mangiato più di trecento uomini. Viddi anche una certa città, nella quale io dimorai forse ventisette giorni, dove le carni umane, avendole salate, erano appiccate alli travi, si come noi alli travi di cucina appicchiamo le carni di cinghiale secche al sole o al fumo, e massimamente salsiccie e altre simil cose: anzi si maravigliavano grandemente che noi non mangiassimo della carne de’ nimici, le quali dicono muovere appetito ed esser di maraviglioso sapore, e le lodano come cibi soavi e delicati.

Non hanno arme alcuna se non archi e saette, co’ quali ferendosi combattono crudelissi- mamente, come quei che nudi si affrontano, e si feriscono non altramente che animali bruti. Noi ci sforzammo assai volte di volergli tirar nella nostra openione, e gli ammonivamo spesso che pur finalmente si volessero rimuover da così vituperosi costumi, come da cosa abominevole: i quali molte fiate ci promisero di rimanersi da simil crudeltà.

Le femine, come ho predetto, benché vadano nude e vagabonde e siano lussuriosissime, non­ dimeno non sono brutte: hanno i corpi molto ben formati, né sono arsi dal sole, come alcuni per aventura si potriano dar a credere. E ancora che siano fortemente grasse, per questo non sono disparute né disformate e, quel che è degno di maraviglia, io non ne viddi alcuna, benché ella avesse partorito, la quale avesse le mammelle distese e pendenti: che, avegna che abbiano partorito, nondimeno nella sembianza del corpo non sono dissimili dalle vergini, né hanno la pelle del ventre vizza e raggrinzita, e le parti che onestamente non si possono nominare non sono punto dissimili da quelle delle vergini.

E mentre potevano aver copia de cristiani, è cosa maravi­gliosa da dire quanto disonestamente porgessero i lor corpi, e invero che sono lussuriose altra il creder di ogniuno. Vivono centocinquanta anni, per quanto si poté intendere, e rare volte s’infermano: e se per sorte cadono in qualche infermi­tà, subitamente si medicano con sugo di erbe. Queste sono le cose che ho ritrovate appresso di loro che è da farne qualche stima, cioè l’aere temperato, la bontà del cielo, il terreno fertile e la età lunga: e ciò forse aviene per il vento di levante che quivi di continuo spira, il quale appresso di loro è come appresso di noi borea.

Hanno gran piacere della pescagione e per lo più vivono di quella, in questo aiutandogli la natura, percioché quivi il mare è abbondante di ogni sorte di pesci. Della caccia poco si dilettano, il che aviene per la gran moltitudine degli animali salvatichi, per paura de’ quali essi non praticano nelle selve. Si vede quivi ogni sorte di leoni, di orsi e d’altri animali; gli arbori quivi crescono in tanta altezza che apena si può credere. Si astengono adunque di andar nelle selve, percioché che, essendo nudi e disarmati, non potrebbono sicuramente affrontarsi con le bestie.


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