un manga ti salva la vita

Masha, la pestifera disobbediente ha conquistato il mondo

Il brand Made in Russia più amato al mondo non è il kalashnikov, né la vodka, né il petrolio, ma una minuscola bambinetta bionda che abita in un bosco siberiano insieme a un orso. “Masha e l’orso” oggi è probabilmente il cartone animato più visto del pianeta: viene proiettato in 120 Paesi, con la nuova stagione annunciata nel talk show di punta del Brasile e il nome Masha è tra i più gettonati per le neonate indonesiane. Partito nel 2009 in sordina, come un progetto dello studio indipendente Animakkord, oggi è un successo globale, con un giro d’affari di almeno 300 milioni di dollari e pupazzetti, zainetti, cioccolatini, libri, tovagliette e qualunque altro oggetto possa venire in mente ai geni del marketing.

La puntata 17 - sulle 62 uscite finora, con la 63ª, “Sorpresa! Sorpresa!” in arrivo il 14 aprile - ha battuto qualche giorno fa il record di 2 miliardi di visualizzazioni, diventando il quinto video più visto di sempre su YouTube, e il primo tra i clip non musicali. I 7 minuti scarsi di Masha che si cucina a colazione un’improbabile “kasha” rosa, che riempie tutta la casa, mentre l’orso gioca a dama, vengono visualizzati in media 2-3 milioni di volte al giorno, dall’Australia agli Emirati: secondo la regista Natalia Malghina, viene usato dai genitori per imboccare i pargoli inappetenti. Numeri da capogiro, che il creatore di “Masha e l’orso” Oleg Kuzovkov non poteva certo immaginarsi quando, nel 1996, durante una vacanza nella Crimea non ancora annessa, ha visto in spiaggia una bambina irrefrenabile che gli ha ispirato il personaggio di Masha, che racconta di aver trasposto in uno schema “Tom e Jerry”, con una creatura apparentemente debole che terrorizza una bestia più grossa e pericolosa.

L’assenza totale di dialoghi - l’unico personaggio che ha delle battute, pochissime, è la bambina, gli altri sono degli animali e si esprimono a versi o a gesti - insieme a una realizzazione in 3D che non ha nulla da invidiare alla Pixar, l’ha reso un successo planetario, comprensibile a bambini di ogni lingua e cultura. Agli spettatori arabi e americani ovviamente sfuggono le infinite allusioni russe, anzi, sovietiche, di cui è farcito il cartone. Dall’abito di Masha, scamiciato lungo con foulard - un vestito che nessuno porta da decenni, salvo i cori folcloristici che cantano “Kalinka”, ma che ha reso possibile la diffusione del cartone animato nei Paesi rigorosamente islamici - al contenuto del frigorifero dell’orso, all’ambulanza abitata dai lupi, fino ai titoli originali delle puntate, è tutto un raffinato gioco di citazioni che rimanda alle fiabe popolari, al kitsch sovietico e soprattutto ai cartoni animati dell’epoca staliniana e brezneviana, imparati a memoria da generazioni di russi. Segnali che sono stati invece riconosciuti benissimo in Europa dell’Est: in Lituania hanno proposto sanzioni contro il cartone animato, considerato propaganda subliminale russa, come dimostrerebbe Orso - simbolo storico della Russia - raffigurato come buono e protettivo.

Il ministro dell’Istruzione georgiano si è lamentato di Masha: «I nostri bambini la guardano e poi ci chiediamo perché qualcuno prova sentimenti di amicizia verso la Russia». Ma anche in patria la pestifera bambina ha suscitato aspri dibattiti, con la psicologa dell’università di Mosca Lidia Matveeva che l’ha accusata di attività sovversive: «Instilla nei nostri figli i valori liberali perché maltratta l’orso, simbolo sacrale della Russia e del padre» (e del partito putiniano Russia Unita). Anche altri psicologi meno ideologici hanno rimproverato a Masha di offrire ai piccoli modelli troppo irriverenti, ma forse è proprio questa una delle chiavi del suo successo: con i genitori che non si vedono mai, la bambina è impegnata in una “Festa della disobbedienza” (altro famoso cartone sovietico) che tutti i bambini sognano. Ed è un’arma di soft power formidabile, in un Paese che ha tradizionalmente preferito un potere molto hard, e che ora si trova quasi a disagio a conquistare il mondo non con i missili e i carri .


[Numero: 73]