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Grazie Mr Disney, nessun bambino poteva sognarla così

Pura e incantevole fantasia sullo schermo, quella di “Biancaneve e i Sette nani”. L’attesissimo lungometraggio animato di Walt Disney basato sulla fiaba dei fratelli Grimm è stato presentato ieri, in anteprima locale al Radio City Music Hall. Non temete, il signor Disney e la sua incredibile squadra di tecnici hanno superato ogni aspettativa. È già un classico, cinematograficamente pari a “The Birth of a Nation” o alla nascita di Topolino. Non è mai stato fatto nulla di simile prima; e già ci sentiamo in dovere di chiedere a gran voce un bis. Ancora, per favore!

Il modo migliore per guardarlo è attraverso gli occhi di un bambino con una fervida - quasi shakespeariana - immaginazione, che letteralmente guarda la sua favola preferita diventare realtà, come in un sogno. Egli vedrebbe una Biancaneve vestita di stracci che canticchia del tutto ignara delle parole dello Specchio Magico che annunciano alla perfida regina di non essere più lei, ma la principessa, la più bella del reame. Vedrebbe poi l’esilio di Biancaneve dal castello, la sua fuga dalle spaventose creature del bosco e l’amicizia con quelle buone, e il suo trovar rifugio presso la casa dei sette nani.

E se poi questo bambino avesse davvero una immaginazione shakespeariana, quel tipo di immaginazione sbarazzina tanto cara a Mr. Disney e alla sua squadra, allora vedrebbe i sette nani esattamente come nelle immagini dello schermo. Ci sono Dotto, che sputacchia e distorce le parole, e Gongolo con la sua spensieratezza, e Brontolo che si arrabbia tantissimo – solo all’inizio però, e Pisolo che è sempre assonnato, e Eolo che sembra un vulcano con la febbre da fieno, e Mammolo che arrossisce fino alle punte della sua lunga barba bianca, e poi c’è Cucciolo. Cucciolo merita davvero una frase tutta sua. No, anzi facciamo un paragrafo intero, perché Cucciolo rimarrà per sempre.

Cucciolo è il più piccolo dei sette nani. Non ha la barba e ha il naso a patata, ha la bocca larga, le orecchie a sventola, e sicuramente lo sguardo più disarmante e allo stesso tempo impotente, da cucciolo bastonato, del mondo. In lui c’è un po’ di Benny dei fumetti, e un po’ di Worry-Wart, ma ricorda anche Pluto di Topolino. Potrebbe esserci anche un pizzico di Harpo Marx. In tutto e per tutto è “Dopey” (Tontolone, ndt), che non riesce mai a tenere il passo durante le marce degli altri sei nani, sempre costretto a chiudere la fila quando vanno alla miniera di gioielli, e soprattutto, Cucciolo non proferisce parola. Come dice Dotto, «Non ha mai cercato di parlare».

Eccoli qui tutti e sette per proteggere la piccola principessa dalla sua matrigna malvagia, la Regina. Ballano, scherzano e saltellano con le creature del bosco, quelle dei fumetti Disney, e infine, vegliano Biancaneve nella sua bara di vetro e oro fino all’arrivo del Principe Azzurro che con il suo “bacio” sulle labbra la strapperà dal sonno mortale in cui era precipitata dopo aver mangiato la mela avvelenata della strega. Perché questa, sapete è anche la storia della Bella addormentata.

Ma nessun bambino, naturalmente, potrebbe sognare un sogno come questo. Poiché l’umorismo del signor Disney ha la semplicità di una raffinatezza estrema. Il piccolo uccellino azzurro che esagera e stona sotto gli occhi esterrefatti dei suoi genitori; il modo in cui gli animali aiutano Biancaneve a pulire la casa, con gli scoiattoli striati che usano le code come strofinacci, le rondini che bucherellano la pasta delle torte con le loro minuscole zampette, i cerbiatti che leccano le piastrelle fino a farle brillare, gli scoiattoli che fanno i gomitoli con le ragnatele; o la tartaruga che soffre il solletico quando i conigli la usano come tavola per il bucato – tutto ciò va oltre l’immaginazione di un bambino.

E a livello tecnico è semplicemente meraviglioso. In alcune delle prime sequenze il tratto nei movimenti della principessa può sembrare incerto e a volte scattoso; ma tutto viene corretto dopo, e le mani e le labbra acquistano un realismo prodigioso. I nani e gli animali invece sono impeccabili fin dall’inizio. Cromaticamente, è di gran lunga il migliore Technicolor visto fino ad oggi, con effetti realizzabili solo nei cartoni animati tramite la Multiplane Camera, l’unica in grado di dare quella sensazione di profondità. Il più delle volte, non ci si rende conto di stare a guardare un cartone animato.

Infine, non si può trascurare un elemento Disneyano così importante come la colonna sonora. Un totale di otto, fra canzoni, assoli, duetti e cori che si bilanciano perfettamente con l’azione del lungometraggio. Le ballate più tradizionali sono “The Wishing Well Song”, “Some Day My Prince Will Come” e “One Song”. Molto più vivace è “Hi-Ho” il coro dei nani, “Whistle While You Work”, “The Washing Song,” e “Isn’t This a Silly Song.” Ci siamo persi un paio di canzoni, ma poco importa. Tutte sono gaie, spensierate e piacevoli, così come tutto il film. Se non andate a vederlo, vi perderete uno dei dieci migliori film del 1938. Grazie signor Disney, e ritorni al più presto.

(Traduzione dall’inglese a cura di Anna Martinelli)


[Numero: 73]