un manga ti salva la vita

Estro, arte e “Anime” sul sentiero tra noi e l’Oriente

Molti anni fa due nuovi soggetti sono comparsi prepotentemente sulla scena cambiando drasticamente le abitudini quotidiane, i tempi di fruizione della comunicazione e, naturalmente, le regole della scrittura creativa: i videogiochi e il web. Da allora nulla è stato più come prima. Ogni singolo spettatore, lettore, utente di prodotto creativo è stato abituato ad essere protagonista delle storie a cui assisteva o che leggeva e invitato ad abbandonare per sempre la sua posizione di fruitore passivo. L’avvento dei social network, figli dell’uso più aggressivo di internet, ha prodotto una vera e propria mutazione genetica dei linguaggi della comunicazione che sono stati costretti a passare attraverso il filtro di quella che Pierre Levy ha chiamato intelligenza collettiva generando una ormai imprescindibile cultura partecipativa. Chi lo ha compreso è sopravvissuto al sisma, chi lo ha ignorato è mediaticamente morto.

L’industria dell’animazione su scala internazionale, alla luce della diffusione delle nuove piattaforme multimediali e dello sviluppo dei nuovi linguaggi audiovisivi, è stata costretta a un rapido riposizionamento con un allargamento della sua produzione oltre le nuove frontiere della crossmedialità.

Cartoons on the Bay, pioniere a livello mondiale nell’apertura verso questi nuovi orizzonti, è diventato nel 2009 Festival Internazionale dell’Animazione Televisiva e Multimediale e nel 2010 Festival Internazionale dell’Animazione Televisiva e Cross-mediale. Nel 2017 COTB è ormai un’autorevole agorà del mercato dei prodotti per ragazzi. Non solo Festival, ma un progetto di più ampio respiro punto di riferimento per i professionisti dell’animazione che è in grado di fotografare la continua evoluzione degli scenari sia a livello di contenuti ma anche e soprattutto, a livello di linguaggi.

La scelta del Giappone come paese ospite, oltre che in virtù del centesimo anniversario della nascita degli Anime, è legata a questo percorso di ricerca continua. Il Giappone è la patria delle tradizioni ancestrali ma anche degli ideogrammi che fin dall’antichità hanno saputo sintetizzare i concetti e le emozioni attraverso i segni, anticipando di secoli la funzione degli emoticon. Un tipo di approccio, a metà tra il rigoroso rispetto della tradizione e la propensione alla sfrenata innovazione, che è nel dna dei cartoni animati giapponesi e che dunque trova asilo quasi fisiologicamente nella baia filosofica di Cartoons on the Bay. Il festival vuole quest’anno vuole tracciare un sentiero che colleghi l’oriente e l’occidente per provare a capire come l’animazione con gli occhi a mandorla possa dialogare con l’estro e l’arte di matrice italiana e occidentale. Per questo, grande spazio nel programma viene dato all’animazione italiana, a quella piemontese in particolare in omaggio alla città che ci ospita ma anche in ragione dei numeri e dei risultati che vogliono le aziende di settore nate e cresciute a Torino tra le più interessanti e creative del panorama nazionale.


[Numero: 73]