un manga ti salva la vita

E si rideva fino alle lacrime

Adesso voi portate al cinema i vostri figli, e voi stessi anche senza di loro, a vedere questi cartoni di stupenda fattura, raffinata eleganza, alto profilo etico, straordinaria sintesi di artigianato d’arte e tecnologia che più d’avanguardia non si può, andate a vedere i cartoni come noi andavamo a vedere Ingmar Bergman e Glauber Rocha. Ma sappiate che quando noi andavamo a vedere quella roba, e tutto il resto della sterminata cinematografia di serie A, B, e C dell’età aurea, la magnanimità delle case di distribuzione e la larghezza degli esercenti, allora il cinema spandeva dobloni dorati da ogni parte, ci regalava dieci minuti di obnubilato spasso messo lì tra le mestizie del cinegiornale e le incognite del film in programma, un tris di cartoni della WB, la Warner Bros, la minor tra le major.

Erano cartoni adulti, scabri, sediziosi, essenziali, economici, erano cartoni che insegnavano male ai bambini e ci facevano godere tutti quanti delle gioie impresentabili di fulminee parabole senza sentenza dove i cattivi erano sempre più interessanti e simpatici dei buoni. Sì, te li raccomando i buoni, sciocchi e supponenti instupiditi dai privilegi del conformismo. Cattivi per modo di dire, cattivi per i buoni, poveracci in verità, devastati da una vita che ha infierito sulle loro tenerezze, che pur tralucevano, e perseguitati dai soprusi di classe fino a soffrirne tragicamente nella psiche. Gatto Silvestro, nevrotico ossessivo, contro Titti, Wile Coyote, paranoico compulsivo, versus Beep Beep, Daffy Duck, bipolare schizoide, in lotta per la vita con Porky Pig. Sì, si rideva in quei dieci minuti, si rideva fino alle lacrime, lacrime di misericordia e di rabbia. Naturalmente i cattivi non vincevano mai, ma non vincevano mai nemmeno i buoni, e per chi avesse voluto intendere, questa era la lezione politica eversiva dei cugini maledetti di Walt Disney.


[Numero: 73]