fateci uscire dall emergenza

La nostra civiltà occidentale è già finita. Non ve ne siete accorti?

Michel Onfray nel ritratto di Dariush

Monsieur Onfray, da quasi un anno e mezzo, dalla terribile notte del Bataclan, la Francia si trova in stato di emergenza. Come si vive? Cos’è cambiato nella società francese?

Stato d’emergenza? È ridicolo, non è che una frase a effetto! Il movimento “Nuit debout” (nato per protesta contro la legge di riforma dei contratti di lavoro, ndr) ha sfidato tutti i divieti per mesi e mesi senza che mai gli sia stato rifiutato il diritto di opporsi ai supposti divieti, in nome del famoso stato d’emergenza. Del resto, lo stato di emergenza non blocca gli attentati, anche se la sola possibilità che abbiamo per impedire che siano innumerevoli (e tanto meglio...) viene dall’imperizia e dal dilettantismo più completo degli autori (ripeto, per fortuna). Questo stato permette alla polizia di fare perquisizioni in condizioni giuridiche facilitate, ed è una buona cosa, ma le metastasi del male sono talmente diffuse che la lotta è praticamente impossibile.

Il tema del suo ultimo libro è la decadenza della nostra civiltà occidentale. La sua diagnosi è spietata. Lei crede che ci sia una via d’uscita? E come?

Non ci sono più speranze di ritrovare la salute di quante ne abbia un individuo al quale i medici abbiano diagnosticato un cancro in fase terminale. Bisogna farsene una ragione. Ognuno si crede immortale e immagina che la morte esista solo per gli altri! Lo stesso accade nelle civiltà: ciascuno ammette che la civiltà siano mortali, ma si riferisce sempre a quelle degli altri, o del passato... L’incapacità di accettare che noi moriamo e che le nostre civiltà muoiono fa parte di quell’impulso a negare la morte che emerge quando ci riguarda direttamente.

Secondo lei sfuggire al destino storico della decadenza è impossibile?

Il destino di morire è proprio di tutto ciò che è vivente... Non si sfugge al proprio destino e una civiltà non può immaginare di vivere eternamente, non più di quanto lo possa fare un singolo individuo. Ma siccome disprezziamo la Storia, che è diventata un pretesto ideologico, siamo incapaci di pensare in termini di lunga durata, conformati come siamo dal culto del puro istante instaurato dal giornalismo dell’informazione continua. La coscienza è ormai incapace di proiettarsi oltre i tre secondi, il tempo di una inquadratura televisiva. Immaginate quando si tratta di pensare sequenze di mille anni...

C’è una data o un momento della nostra storia recente in cui la “decadenza” ha accelerato la sua evoluzione?

Non c’è una data in particolare, se non quella della scoperta del De rerum natura di Lucrezio fatta nel Quattrocento da Poggio Bracciolini in un monastero tedesco: questo libro di filosofia materialista è come una teorica macchina da guerra suscettibile d’essere scagliata contro le favole cristiane. Attraverso questo pensiero, il verme è entrato dentro il frutto del cristianesimo! Ora gli basta divorare l’intera mela. Ha lavorato per più di mezzo millennio. Ha già cominciato a intaccare il torsolo.

Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, avevamo sperato di vivere in un mondo pacificato. Che cosa è accaduto da allora?

La nascita dell’islam politico in Iran con l’ayatollah Khomeini nel 1979, poi il progetto di Bin Laden di internazionalizzare il jihad l’11 settembre 2001 come momento che ha reso visibile questo progetto al mondo intero, infine la creazione dello Stato Islamico nel 2006, sono i fatti che mettono l’Islam alla testa della lotta contro l’Occidente giudaico-cristiano. La caduta del muro di Berlino nel 1989 e poi quella dell’Urss e del blocco dell’est nel 1991, hanno aperto la strada a questo modo antiamericano di far politica. L’Occidente non se n’è accorto e non l’ha contrastato. È lo stesso Occidente che, con gli Stati Uniti, ha lavorato per sostituire lo Scià con l’Ayatollah e poi ha collaborato con Bin Laden contro i comunisti in Afghanistan. Quando Khomeini ha lanciato una fatwa contro Rushdie, cittadino inglese di origini indiane colpevole di aver scritto i Versetti satanici, un romanzo, una fiction, l’Occidente non ha reagito...

Non crede che in tutta questa ostilità il mondo occidentale stia anche pagando il conto della colonizzazione?

In parte sì. Ma non soltanto. La decolonizzazione dell’Algeria si è compiuta nel 1962. La Francia ora accetta una lettura colpevolista della Storia e sottoscrive la lettura algerina della Guerra d’Algeria: significa dimenticare che gli stessi musulmani del Fronte di liberazione (Fln) hanno massacrato a ripetizione altri musulmani, loro compatrioti. Chi osa parlare del massacro di Melouza, l’Oradour-sur-Glane algerino che nel 1957 ha provocato lo sterminio di un intero villaggio, 374 persone, per mano dei terroristi del Fln contro gli abitanti colpevoli di aver preferito il Movimento Nazionale Algerino? Bisognerebbe rimettere tutto in pari, fare della vera Storia senza risparmiare nessuno, finirla con questa guerra algerina e passare ad altro. L’Algeria è indipendente da mezzo secolo, dispone di considerevoli riserve petrolifere: lo stato del Paese dipende meno dal colonialismo francese che dall’imperizia dei suoi regimi dal 1962. Numerosi intellettuali hanno descritto la Francia come odiosa perché sarebbe stata colonialista, vichista, petenista, collaborazionista e c’è stato chi ha preso in parola questa ideologia per fare dell’odio nei confronti della Francia uno slogan unificante e in grado di mobilitare le masse. Aggiungiamo però, per equilibrare la mia risposta, che la politica neocolonialista condotta dalla Francia dal 1991 al seguito di Bush e dei suoi ha reso il nostro paese complice dei massacri che hanno avuto luogo in queste guerre: siamo colpevoli di una parte dei 4 milioni di morti musulmani che hanno generato. Ma le guerre che abbiamo condotte contro la Umma non sono proprio un nulla rispetto a quelle che conducono oggi con i loro mezzi un pugno di islamisti jihadisti d’origine francese.

Crede davvero che il nostro destino sia quello di finire sottomessi? L’invito rivolto nei giorni scorsi da Erdogan alle coppie di turchi d’occidente di fare cinque figli per conquistare l’Europa è la dimostrazione della sua analisi?

Io descrivo fatti e sono i fatti a essere severi. Difficile ascoltarli. Ma non li ho mica inventati io quattro milioni di morti! Non sono stato io ad ucciderli, non le mie idee, e non ho nemmeno sostenuto certe politiche, che anzi combatto con ardore dal loro inizio, nel 1991. Quanto a Erdogan e alle sue dichiarazioni, costituiscono la rappresentazione perfetta di ciò che sostengo: l’Europa è entrata in una fase di forte turbolenza con l’Islam politico, come un ariete lanciato contro un castello inviolabile. Cosa abbiamo noi da opporre a queste minacce? Le buone intenzioni della necessità del vivere insieme... Cosa facciamo quando Erdogan fa la caricatura nazista di Angela Merkel? Gli dedichiamo la prima pagina dei giornali per dire che non si deve, che non è gentile...

La Francia è alla vigilia di un’elezione cruciale per l’Europa. La sua diagnosi è stata giudicata di volta in volta apocalittica, declinista e in fin dei conti, capace di favorire il Front National. Come reagisce a quest’accusa?

Sono stato giudicato così da quelli che a sinistra sono responsabili della crescita del Front National in Francia dal 1981. Voi come spiegate che con Jean-Marie Le Pen questo partito fosse a meno dell’uno per cento nelle intenzioni di voto nel 1981 e con l’alternanza per più di un quarto di secolo dei governi di destra e di sinistra, ma tutti liberali, sia ora al 25 o addirittura al 30 per cento? Sono io il responsabile di questa crescita vertiginosa? O questa sinistra liberale che ha rinunciato a essere sinistra nel 1983 e che – in testa a tutti il quotidiano Libération – ha fatto l’elogio della crisi, ha promosso a ministro Bernard Tapie, un uomo d’affari notoriamente corrotto, eroe dei nostri tempi post-marxisti, venduto una televisione pubblica a un certo Berlusconi, e che ha insultato i disoccupati incolpandoli di non avere abbastanza spirito di impresa? L’attuale patron di Libération, Laurent Joffrin, è dietro il disfacimento della sinistra. E poco tempo fa Le Monde ci ha fatto sapere che riceveva Hollande a cena a casa sua... Mitterrand ha usato Le Pen per spezzare in due la destra e restare al potere: c’è riuscito. I giornali del sistema, abbondantemente sovvenzionati dallo Stato, hanno giustificato questa strategia. Hanno dato il primo impulso al colpo di ramazza di un apprendista stregone oggi impazzito. Voi credete che siano capaci d’autocritica? No, mai. Per loro è meglio costruire un capro espiatorio per i loro errori e poi sgozzarlo pensando che possa bastare. Io ho fatto da capro espiatorio ideale, non sono un uomo di rete, tribù, casta, non sono parigino, mondano, infiltrato nei clan redditizi dei buoni quartieri di Parigi, sono un uomo solo che vive e lavora in provincia. Come potrei essere io a fare il gioco del Front National, io che ho fondato un’università popolare gratuita per lottare contro le idee del Front National nel 2001 e che vi insegno tuttora da volontario? Questi giornali che mi accusano hanno messo sotto silenzio anche l’università popolare che li imbarazza tanto.

E se vince Marine Le Pen, che ne sarà della Francia e dell’Europa?

Nel giro di qualche minuto ci sarà un’insurrezione in ogni strada.


[Numero: 72]