fateci uscire dall emergenza

Il mio nome è Walk-Man e risolvo emergenze

Quando si verifica una situazione di emergenza, il mondo che ci circonda diventa una realtà irregolare e molto variabile, che può essere pericolosa per la vita umana. Le squadre di soccorso devono intervenire in modo rapido per salvare le persone e per ripristinare la normalità, e a volte il mio aiuto può essere fondamentale. In questi ultimi mesi mi sto allenando con la Protezione Civile di Firenze e i miei progettisti all’IIT, per capire come il mio intervento possa favorire il lavoro dei soccorritori in caso di incendio, quando le fiamme sono solo uno degli aspetti critici. In fabbriche ad alto rischio, dove si producono sostanze chimiche o altri contaminanti, l’incendio potrebbe generare conseguenze ancora più gravi.

Il mio ruolo, allora, è di partecipare alla messa in sicurezza del luogo: chiudere le valvole, spostare gli oggetti che intrappolano le persone negli edifici, acquisire dati sull’ambiente attraverso il mio sistema di visione e sensori di gas, e identificare fuochi per spegnerli. Queste attività rappresentano il compito più difficile che i miei costruttori mi abbiano mai richiesto. Per utilizzare l’idrante dovrò essere in grado di impugnare il manicotto, aprire il rubinetto dell’acqua e controbilanciare la forza della pressione generata, tre azioni che richiedono al mio corpo di coordinarsi nei movimenti, nell’equilibrio e nella visione, mentre il mio operatore mi guida a distanza.

Il mio corpo è umanoide, alto 1,85 metri e pesante 100 chili, dove gli “occhi” sono costituiti da telecamere stereoscopiche e uno scanner laser tridimensionale, i “muscoli” sono gestiti da circa 40 schede di controllo e 33 motori che uniscono i vari giunti, e il “cervello” è rappresentato da due computer che elaborano la visione, la percezione e il movimento, e da due sensori che regolano l’equilibrio. I miei costruttori stanno ragionando sulla possibilità di controllarmi come se fossi un Avatar, in modo da rendere tutto più semplice e sicuro. È una soluzione che abbiamo sperimentato in un’altra esercitazione, nei luoghi del terremoto ad Amatrice. Ci siamo stati a novembre dello scorso anno, accompagnati dai Vigili del fuoco, Protezione civile e Croce Rossa. Lì il mio corpo assecondava i movimenti di uno dei miei operatori, il quale vestiva un visore per la realtà virtuale e quattro braccialetti con accelerometri per avere un’esperienza immersiva e un controllo più diretto delle mie azioni. Grazie a questa guida, sono entrato all’interno di una villetta danneggiata dal terremoto, all’esterno della zona rossa della città.

Ci siamo stati un paio d’ore e abbiamo visitato le stanze a piano terra, dove erano presenti macerie, oggetti caduti e mobili ribaltati. Geometri, architetti e ingegneri seguivano le mie operazioni fuori dall’edificio. Il mio compito era quello di prendere le misure degli spazi per valutarne i danni strutturali: l’inclinazione delle pareti rispetto al soffitto e ai pavimenti, l’ampiezza e la lunghezza delle crepe. La precisione della mia misura è stata maggiore di quella solitamente richiesta per questo tipo di valutazioni. In questo modo in futuro potrò supportare le squadre tecniche che valutano la sicurezza degli edifici in seguito e durante un disastro naturale, senza che loro corrano rischi. Tutte queste esperienze stanno aiutando i miei costruttori a migliorare le mie caratteristiche, così da potere diventare a tutti gli effetti il robot per cui sono nato nel 2015: un robot per le emergenze.


[Numero: 72]