[Sommario - Numero 71]
Il Cammino
Ettore Mazza - Nato a Desenzano del Garda, classe 1994. Vive e lavora a Bologna dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Illustratore e fumettista, fonda nel 2015, insieme ad altri quattro amici e autori, BRACE, collettivo che si occupa di micro editoria autoproducendo volumi con (l’avreste mai detto?) fumetti e illustrazioni. Appassionato di preistoria e archeologia, ha nostalgia per tempi che non ha mai visto, scenari ormai perduti che cerca di ritrovare tra le pagine dei libri.
Ho imparato con i piedi
Maurizio Maggiani
Camminatore
Maurizio Cucchi
A ciascuno il suo Cammino

Il mito delle Alte vie dove l’Europa s’è ritrovata

Contrariamente a quanto verrebbe da pensare seguendo la logica dei nomi, la più antica alta via delle Dolomiti, sulla quale ogni estate si riversano migliaia di camminatori, non è la Numero Uno (che va dal Lago di Braies a Belluno) bensì la Numero Cinque, e la storia della sua nascita ha un che di leggendario.

Siamo in piena guerra mondiale. L’Europa è in fiamme. E una guardia forestale di origine emiliana, Antonio Sanmarchi, passa il suo tempo libero girovagando per le Dolomiti in cerca di sentieri. È spinto da un ideale: unire i Monti Pallidi da sud a nord con un unico percorso a tappe. Poi la guerra ferma anche lui, ma appena finita le ricerche riprendono. Batte chilometri di sentieri riuscendo infine a tracciare un percorso unico, in sette tappe, da Sesto in Pusteria a Pieve di Cadore (90 chilometri). E l’anno dopo la “Rivista del Cai” pubblica un articolo benaugurante intitolato Dalle Marmarole al Sorapiss, nel quale sono illustrati i risultati delle sue esplorazioni. «Una superba traversata che congiunge, in segno di pace, la provincia di Bolzano con quella di Belluno, la Pusteria al Cadore». L’instancabile Sanmarchi rivelerà più tardi che a motivarlo nei suoi propositi di creare un cammino di pace che unisse il mondo germanico alle dolci inflessioni venete, il gotico al barocco attraversando il grande mare pietroso delle Dolomiti, era stata la storia di due giovani, due recuperanti, uno altoatesino l’altro bellunese. Per anni i due avevano cecato i resti dei rispettivi padri caduti nel 1916 sul fronte vicino alle Lavaredo. Una storia di lunghe camminate, tra persone i cui padri avevano vestito divise diverse: era nata un’amicizia che aveva commosso Sanmarchi.

Nei decenni successivi l’alta via venne perfezionata e nacquero le altre sette alte vie dolomitiche, che furono chiamare con una numerazione progressiva, da est a ovest. Anche se, come detto, la Numero Cinque (dedicata a Tiziano) rimane la più antica, la progenitrice.

Il grande divulgatore di questi itinerari a tappe sulle Alpi italiane, però, non sarà un nostro compatriota, al contrario, sarà un austriaco molto autorevole in fatto di montagne: l’alpinista, scrittore, direttore della rivista “Alpinismus”, Toni Hiebeler. I suoi articoli stimoleranno la curiosità di un numero crescente di escursionisti di lingua tedesca. Da rifugio a rifugio, sui sentieri, condividendo sole e temporali, «Bergheil!», «Salve!», e tutto – negli anni Sessanta ancora freschi di guerra – prende un significato simbolico di unione tra i popoli nel gesto pacificante del camminare.

Una precisazione. L’alta via Numero Cinque delle Dolomiti non è la più antica delle Alpi. Negli anni Venti vennero inaugurate le cinque tappe del Sentiero Roma, in alta Val Masino (chiamato così in tempo di centralismo fascista). Ma la più antica alta via è ancora precedente. Ed è anche, forse, la più spettacolare (anche se poco nota). Si chiama Sentiero Bove. Venne tracciata nel 1894 sulle montagne della Val Grande, sopra il Lago Maggiore, con i fondi destinati alla spedizione antartica di Giacomo Bove. L’esploratore non partì mai per l’estremo sud perché si uccise con un colpo di pistola. E i fondi messi da parte per la spedizione mancata servirono ad attrezzare in sua memoria un “monumento”: l’alta via più antica delle Alpi.


[Numero: 71]