[Sommario - Numero 71]
Il Cammino
Ettore Mazza - Nato a Desenzano del Garda, classe 1994. Vive e lavora a Bologna dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Illustratore e fumettista, fonda nel 2015, insieme ad altri quattro amici e autori, BRACE, collettivo che si occupa di micro editoria autoproducendo volumi con (l’avreste mai detto?) fumetti e illustrazioni. Appassionato di preistoria e archeologia, ha nostalgia per tempi che non ha mai visto, scenari ormai perduti che cerca di ritrovare tra le pagine dei libri.
Ho imparato con i piedi
Maurizio Maggiani
Camminatore
Maurizio Cucchi
A ciascuno il suo Cammino

Ho imparato con i piedi

Quello che so del mondo, quello che so davvero intendo, l’ho imparato con i piedi; non è molto ma l’ho imparato così. Non parlo del fatto puro e semplice che sono i piedi a portare la testa in giro, ma sento proprio che sono i piedi che conoscono per primi le cose, nel mentre che vanno, quando si spostano dentro il mondo, quando sentono, tattilmente, il mondo che si sposta con loro; e quando penso, e imparo, comincio a farlo da laggiù. Poi viene il resto, la testa naturalmente, quello che c’è dentro la testa, qualunque cosa sia, ma per prima cosa c’è una potente, ineffabile sensazione che sale dai piedi, i pedi dentro un paio di buone scarpe imbrattate di mondo, e la vampa di un’inaspettata idea, forse improbabile forse no, si vedrà; fosse la meraviglia per la fioritura della ginestra, l’intuizione dell’intrinseco mistero del pigreco, la percezione del dolore di un disadorno PEP, o un singolare pensiero d’amore per la mia donna, magari fuori luogo magari no, lo vedrà lei. È un conoscere e sapere apparentemente privi di intenzione, come se andare a piedi fosse una forma primordiale di coscienza prima ancora che di conoscenza. Come se ergersi in equilibrio sugli arti posteriori e aver preso a camminare invece che continuare a caracollare, fosse stato il primo frutto dell’albero del bene e del male, l’albero della conoscenza. Ora che sono smangiato dall’artrosi e ho i miei problemi a camminare quanto vorrei e quanto avrei bisogno, mi chiedo come potrei capire qualcosa, capirlo davvero come l’ha capito Eva e l’ha fatto capire a Adamo, il giorno che me ne dovessi star fermo, speculando, riflettendo, cogitando impalato da qualche parte senza più andare e venire portando con me la coscienza del mondo e delle cose, sentendole e capendole prima di tutto con la parte più sensibile e sensitiva.


[Numero: 71]