[Sommario - Numero 71]
Il Cammino
Ettore Mazza - Nato a Desenzano del Garda, classe 1994. Vive e lavora a Bologna dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Illustratore e fumettista, fonda nel 2015, insieme ad altri quattro amici e autori, BRACE, collettivo che si occupa di micro editoria autoproducendo volumi con (l’avreste mai detto?) fumetti e illustrazioni. Appassionato di preistoria e archeologia, ha nostalgia per tempi che non ha mai visto, scenari ormai perduti che cerca di ritrovare tra le pagine dei libri.
Ho imparato con i piedi
Maurizio Maggiani
Camminatore
Maurizio Cucchi
A ciascuno il suo Cammino

Facce e parole dei pellegrini d’Italia

Libertà. Bolle. Dare valore alle cose semplici. Paesaggi da cartolina. Scrematura del superfluo. Nuove consapevolezze. Incontri. Amplificazione di emozioni e sentimenti. Pane e formaggio. Mettersi alla prova. Profumi. Ritorno turbolento alla vita normale. Adrenalina. Attribuire il giusto peso alle cose materiali e immateriali. Pace. Sono questi i primi pensieri che oggi, a distanza di quasi cinque anni dal mio primo cammino, mi vengono in mente su una delle esperienze a cui ripenso sempre col sorriso. Era l’ottobre del 2012 quando percorsi con la mia compagna Mariasole il cammino che tutti vorrebbero calpestare e da cui tutti scelgono di iniziare: il Cammino di Santiago. Due studenti di ventidue anni con grandi sogni e speranze, il desiderio di fare grandi viaggi ogni anno assieme. Non resta che partire. In poche settimane abbiamo vissuto un vortice di emozioni, un concentrato di vita agitato non mescolato. Il tempo scorre calmo, le giornate si susseguono sempre uguali e diverse passo dopo passo. Camminare, mangiare, dormire. E poi dialogare, meravigliarsi, ascoltare il fluire dei pensieri, commuoversi, faticare, stare da soli o in compagnia, scoprire. Mai come in quel primo cammino ho toccato di nuovo con piede quella libertà. Cosa c’è di più bello dell’assenza di vincoli e orari, di poter condividere pane e formaggio seduti in terra alle sette del mattino con il sorgere del sole, di ascoltare solo e soltanto il suono dei propri passi che dialoga con il fruscio del vento tra le foglie? Diventa fin bello sbagliare strada. Per poi ritrovarla presto, però. E poi durante il cammino si conosce il prossimo, spesso temuto o ignorato: si è deboli, fragili, ci si mette nella condizione di avere bisogno degli altri. Tornato a casa il primo impatto è stato difficile. Volevo tornare là. Mi sono domandato a lungo che cosa avessi vissuto. Ma è davvero così bello? Come posso fare a portare quelle emozioni e quel senso di benessere nel quotidiano? E gli altri come vivono il loro cammino? Chissà quante persone lo percepiscono in maniera differente, e con quali spinte e desideri. Molti quesiti hanno vagabondato a lungo nella mia testa. Fino a quando ho deciso di dare loro una risposta. Avevo bisogno di capire cosa conduca le persone a camminare. Ma soprattutto cosa le porti a non smettere mai dopo la prima volta. Era la calda estate del 2015 quando mi misi nuovamente lungo la strada. Questa volta nel cuore dell’Italia. Questa volta la Via Francigena. Sei settimane a piedi a caccia di storie in compagnia di un appassionato gruppo di camminatori. Un solo obiettivo: capire che cosa significhi camminare attraverso i racconti e le parole di chi vive il peregrinare sulla propria pelle. Dal Colle del Gran San Bernardo a Roma, armato di pochi e leggeri strumenti, ho intervistato il variegato spettro umano che popola la Via: ospitalieri, pellegrini, storici, volontari, traghettatori, abati. Individui silenziosi che con il cammino hanno stretto un legame viscerale si alternano a paesaggi di un’Italia autentica a me sconosciuta, ricca di campi coltivati e meravigliosi borghi dimenticati. Arrivato a Roma i primi di settembre porto a termine il secondo grande cammino europeo. Quattro ore di treno veloce mi riportano a Torino. Guardo dal finestrino le linee delle montagne che ho impiegato giorni ad attraversare. Nello zaino quaranta ore di girato chiedono di essere montate. Ed è così che inizia a prendere forma il grande mosaico di testimonianze. Racconti spontanei, intimi e genuini accompagnano il luccichio negli occhi dei viandanti che raccontano la loro esperienza. Un luccichio unico che accomuna tutte le persone che parlano del loro cammino. Un luccichio che è possibile cogliere solo mettendosi in viaggio.


[Numero: 71]