E se vince Marine

Solo chi vuole un regime rosso o nero può augurarsi la choc monetario

L’unico ipotetico vantaggio per la Francia di un’uscita dall’euro verrebbe cancellato da una sua probabile conseguenza: il contagio all’Italia. Il terremoto avrebbe intensità tale da costringere anche altri governi a tornare alla moneta nazionale, volenti o nolenti. Le merci francesi non diverrebbero più competitive nei confronti di quelle prodotte da noi o in altri Paesi usciti dall’euro.

In linea di principio, la Bce avrebbe la forza per impedire che cadano altri pezzi del domino europeo; ma è dubbio che in Germania esistano le condizioni per dare via libera a interventi potenzialmente molto onerosi. Il nocciolo della questione è che mancano vie di mezzo: una volta che l’uscita dall’euro appare possibile, il processo è arduo da arrestare.

Già dal primo sondaggio che desse Marine Le Pen favorita nel ballottaggio, la tentazione di mettere i soldi al sicuro si mostrerebbe. Con una sua vittoria, diventerebbe irresistibile. Se ognuno dei 60 milioni di francesi sapesse di poter aumentare di valore i propri risparmi ritirandoli dalla banca e nascondendoli sotto il materasso, quanti si tratterrebbero?

Ciascuno saprebbe che le banconote in euro resterebbero spendibili nella parte rimanente dell’area monetaria; mentre i risparmi in banca convertiti di autorità in franchi perderebbero di valore con l’aumento di prezzo delle merci importate (i collaboratori della candidata di estrema destra ammettono almeno un 10% di svalutazione; i pronostici degli economisti vanno fino al 30%).

La fuga dei capitali all’estero (la scelta più sicura sarebbe portarli in Lussemburgo, Germania, Olanda) dovrebbe subito essere arginata con divieti. Ma per evitare che i depositi continuino ad essere trasformati in biglietti, occorrerebbe chiudere le banche; come fu fatto in Grecia nel luglio 2015, allo scopo di non farle fallire.

Tra il 7 maggio (secondo turno delle presidenziali) e il 18 giugno (ballottaggio delle legislative) l’economia francese si andrebbe paralizzando. Perfino se nella nuova Assemblea nazionale si formasse una maggioranza ostile alla nuova presidente, al governo così espresso sarebbe arduo rimettere insieme i cocci.

Intanto il panico per una possibile fine dell’unione monetaria si sarebbe diffuso all’Italia e agli altri Paesi deboli. Anche da noi file agli sportelli delle banche, tassi di interesse sempre più in su, circolazione del denaro faticosa. Anche da noi si proporrebbe come rimedio che lo Stato nazionalizzi le banche e le sostenga stampando moneta: nuove lire.

Uscire dall’euro permetterebbe ai politici di spendere a piacimento, e pazienza per l’inflazione. Il Front National parla di riacquistare i 1.200 miliardi di debito pubblico in mani straniere (come?); altrimenti dovrebbe pagare interessi elevatissimi. Il principale beneficio desiderato, esportare di più dando lavoro ai francesi, già aleatorio, con la disgregazione dell’area euro sarebbe precluso.

Occorre riconoscere una paradossale sincerità agli estremisti che nell’estate 2015 lasciarono Syriza, il partito di Alexis Tsipras. Fautori del ritorno alla dracma, ammettevano che avrebbe richiesto misure da economia di guerra; volevano usarle per avviare la Grecia fuori dal capitalismo, verso il socialismo. Forse lo shock monetario attira chi sogna di instaurare un regime, rosso o nero che sia.


[Numero: 70]