E se vince Marine

Ma i tedeschi non credono alla Frexit: non può essere ciò che non deve essere

In una poesia scritta oltre un secolo fa da Christian Morgenstern il protagonista, non riuscendo a spiegarsi perché mai fosse stato investito, giunge all’unica conclusione che gli sembra plausibile: deve aver sognato l’incidente, perché «non può essere ciò che non deve essere». La Germania si avvicina alle presidenziali francesi con lo stesso spirito racchiuso in quell’aforisma: l’elezione di Marine Le Pen, accompagnata dall’addio di Parigi all’Unione europea e all’Eurozona, innescherebbe degli sconvolgimenti talmente profondi che a Berlino preferiscono rifugiarsi nella convinzione che sia uno scenario di gran lunga improbabile. Tanto improbabile che chi sperasse di imbattersi in un vero e proprio piano B rimarrebbe deluso.

E pazienza se l’inatteso trionfo del Leave al referendum sulla Brexit e l’altrettanto sorprendente vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti hanno dimostrato che l’impossibile può diventare realtà. La Germania resta fedele a Morgenstern: non deve essere, quindi non può essere. «Sono assolutamente convinto che la Francia e i francesi prenderanno una decisione responsabile alle elezioni, ho un grande rispetto per l’intelligenza degli elettori francesi, per cui sono molto fiducioso», ha confidato il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble alla stampa estera a Berlino. E al ministero degli Esteri tedesco negano che il capo della diplomazia federale, Sigmar Gabriel, stia progettando un vertice simile a quello che il suo predecessore, Frank-Walter Steinmeier, organizzò a Berlino coi suoi colleghi europei il giorno dopo il successo del Leave per lanciare un segnale di unità o stia portando avanti altri preparativi per reagire a un’eventuale vittoria di Le Pen: «non ci sono riflessioni di questo tipo», tagliano corto al ministero.

Del resto non ci si può preparare davvero a una Frexit, visto che «trascinerebbe l’Europa e l’economia mondiale in una profonda crisi bancaria e finanziaria», ci spiega Marcel Fratzscher, presidente del rinomato istituto economico berlinese DIW. Berlino si ritroverebbe senza il suo primo partner commerciale in Europa e il secondo al mondo dietro la Cina, con un interscambio di 167 miliardi di euro. A titolo di paragone: l’interscambio con l’Italia tocca i 113 miliardi. «La preoccupazione maggiore sarebbe però un’altra e cioè che la reazione dei mercati possa essere ancora più devastante di quella vista dopo il crollo di Lehman Brothers», nota Fratzscher. Il quale ritiene la Frexit «molto improbabile, visto che economicamente non avrebbe senso: la Francia beneficia dell’euro», ma è convinto che, se proprio dovesse delinearsi, Berlino non tenterebbe né la strada di un “euro del nord”, né quella di un ritorno al marco: «la Germania è molto più europeista e pro-euro di diversi altri Paesi dell’Eurozona».

Il prezzo sarebbe però anche politico: tramonterebbe il mito del motore franco-tedesco. «Abbiamo bisogno di una Francia forte perché la Germania, da sola, non può sostenere l’Europa», ripete Schäuble, come a voler scongiurare catastrofi.

A pochi mesi dalle politiche Berlino vivrebbe un angosciante déjà-vu: come già avvenuto con Trump e il suo entourage prima della sua vittoria, il governo tedesco non intrattiene rapporti diretti con Marine Le Pen. Angela Merkel, che a gennaio – prima dello scoppio del Penelopegate – aveva ospitato in cancelleria François Fillon, si è rifiutata finora di incontrarla. Tra la politica del governo federale e quella del Front National «non c’è nessun punto di contatto», ha chiarito tramite il suo portavoce. Finora Frau Le Pen ha visto in Germania un solo leader politico: la numero uno dei populisti della AfD Frauke Petry, l’unica ad essersi fatta fotografare al suo fianco. Merkel e Le Pen insieme? A Berlino confidano in Morgenstern, che alla sua celebre poesia diede un titolo semplice quanto efficace: “Il fatto impossibile”.


[Numero: 70]