siamo ciò che non mangiamo

Tutti a dieta ma tentati dai superfoods. Il paradosso dell’uomo contemporaneo

Le pratiche di digiuno e di astinenza che si ritrovano in varie culture religiose risalgono a tempi antichi; coinvolgono l’uomo nella sua interezza di corpo e spirito e sono forme di comportamento non solo penitenziale ma anche di solidarietà tra gli uomini.

Nel mondo globalizzato ed occidentale, laico e moderno, ci sono oggi molti stili alimentari che curiosamente si basano sull’astensione dal consumo di interi gruppi alimentari, sulla restrizione dell’introito calorico e di alcuni principi nutrititivi, o su pratiche di digiuno controllato. Ad esempio trovano sempre più seguaci la paleodieta, la dieta mima-digiuno, le diete Detox e le loro varianti. Questi modelli alimentari, seppur differenti tra loro, sono accomunati dal proporre il cibo come strumento terapeutico, interpretando in senso piuttosto letterale il motto di Ippocrate «Fa’ che il cibo sia la tua medicina». Vengono enfatizzati gli effetti protettivi nei confronti delle patologie cronico-degenerative e vengono sottolineati i benefici che determinano anche per l’ambiente (esclusione degli alimenti di origine animale e dei prodotti industriali). Si deve però ricordare che l’attuazione di questi regimi dietetici senza una qualificata sorveglianza può condurre ad un’alimentazione sbilanciata ed estremamente deficitaria.

Accanto a pratiche restrittive, peraltro, si propugna il consumo di “superfoods”, ovvero di alimenti che contengano principi attivi utili per la salute e la longevità. Così la spesa diventa un momento di scelte fin troppo manichee: stop agli alimenti “nocivi” in cui finiscono a turno i grassi, le proteine animali, il lattosio o il glutine; via libera agli alimenti “taumaturgici”: ad esempio germogli e bacche, curcuma e zenzero.

La scelta su cosa sia “bene” mangiare rivela quanto sia paradossale il nostro rapporto con il cibo dopo che l’industrializzazione della produzione alimentare ha portato alla sovrabbondanza di cibo per i Paesi occidentali. Infatti mentre subiamo il fascino di queste diete e siamo colti da incertezze e ansie su cosa mangiare, l’industria alimentare riempie i supermercati di prodotti nuovi e ci blandisce, consapevole molto più di noi dell’indebolimento della nostra antica cultura gastronomica.

Diventa pertanto sempre più importante trovare soluzioni concrete ed efficaci, sì che l’elementare domanda su come sia meglio nutrirsi non richieda un faticoso discernimento tra i paradossi e le contraddizioni dei nostri sistemi alimentari. Credo sia fondamentale conservare il nostro patrimonio di competenze pratiche che vanno dalla coltivazione, alla preparazione dei cibi, alla tavola ed ai suoi aspetti conviviali. La cucina tradizionale italiana si basa su alimenti sani, ricette semplici ed è un modello alimentare sobrio: più legumi e meno carne, più pane e meno prodotti raffinati, più frutta e meno dolci. Si tratta, in fondo, dell’antica frugalità, del cibarsi con le fruges, i frutti di stagione; essere al ritmo del tempo, anche nel cibo.


[Numero: 68]