siamo ciò che non mangiamo

Le madri dell’Islam in Occidente vere custodi del Ramadan

I messaggi su Whatsapp iniziano già a viaggiare tra parenti e amici annunciando la data e l’augurio per l’arrivo del mese più sacro dell’Islam, il Ramadan. Quest’anno secondo il calendario lunare islamico, il mese del digiuno per i musulmani nel mondo avrà inizio il 27 maggio, inshallah . Questo mese, nono del calendario islamico, è doppiamente sacro nell’islam per il fatto che è «il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza», si legge nella seconda Sura del Corano.

Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone. Sono esenti i minorenni non ancora puberi, gli anziani, i malati di mente, i malati cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano, le persone in età avanzata, nel caso che il digiuno possa comportare un rischio per loro. Inoltre è proibito alle donne musulmane durante il periodo mestruale e in puerperio.

Per tutti gli altri e per l’intera durata di questo mese, si digiuna dall’alba al tramonto. Un digiuno totale e non parziale come accade in altre religioni. Nulla deve essere ingerito, persino il profumo è sconsigliato, così come il trucco per le donne. È severamente vietato «cadere in tentazione» (o indurvi qualcuno a farlo), anche perché l’attività sessuale, durante il digiuno, è Haram, peccato. Queste solo alcune regole che i musulmani devono seguire.

Anche quest’anno, in Italia si preparano a celebrarlo più di un milione e mezzo di fedeli, organizzandosi per vivere il proprio Ramadan in sintonia con i dettami religiosi, le tradizioni e le regole che questo mese simboleggia e richiede, pur se lontanissimi dalla loro terra madre.

Vivere il Ramadan in Occidente, e nel caso specifico nel nostro Paese, è sì una grande festa e una celebrazione dell’essere musulmano, ma è insieme anche una prova e una sfida in cui vengono a tema tanti quesiti relativi alle trasformazioni e dunque alla formazione dell’identità islamica. Durante il Ramadan, più che in altri periodi, infatti, il musulmano è chiamato a inquadrare, scoprire, e celebrare, appunto per il tramite del digiuno, i pilastri portanti della specificità islamica: la spiritualità, la meditazione, la preghiera.

La sfida per i musulmani lontani dai loro Paesi di origine è quella di provare a mantenere viva la propria tradizione culturale - oltre che religiosa - cercando di conciliare i ritmi della vita occidentale con quelli scanditi dagli obblighi religiosi. Fondamentale, in questo contesto, il ruolo dei genitori e in modo particolare delle madri. Sono loro che con fatica si sdoppiano, visto che si trovano in un contesto non musulmano e fuori dalla porta di casa loro c’è un’Italia che scorre nella sua quotidianità. Un’Italia indifferente, che non contempla e spesso addirittura ignora il fatto che tra le mura di casa dei suoi vicini musulmani, c’è tutto un mondo di riti, culture, abitudini.

Le madri musulmane provano a tramandare le tradizioni, dal rito al cibo. Le moschee si riempiono e i sermoni si arricchiscono di storie, detti e prediche per una platea che in questo mese deve ascoltare e riflettere immergendosi completamente nella fede. I più grandi traducono e trasmettono ai più piccoli - magari nati in Italia - lo spirito e il senso del Ramadan. Perché è in questo mese più di altri che l’identità islamica si scopre e si rafforza. E in un Paese occidentale acquisisce significati e sapori certamente diversi che in un Paese musulmano. Ramadan Karim. Buon Ramadan.


[Numero: 68]