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Olivia, il bel volto del fronte-antivaccini e in Romania torna l’epidemia di morbillo

Si chiama Olivia Steer, è giovane, bella, e porta spesso la sua immagine sui rotocalchi romeni per sponsorizzare diete salutiste e uno stile di vita naturale. Ma il motivo della grande popolarità è soprattutto legato alla sua pagina Facebook, seguita da decine di migliaia di persone, in cui viene condotta, ogni giorno, una strenua battaglia contro i vaccini. Olivia Steer li considera inutili e pericolosi: «nella loro composizione hanno mercurio e alluminio, una combinazione che nei casi più gravi causa l’autismo», si legge. E le sue affermazioni – che in Romania hanno dato vita a un vero e proprio movimento anti-vaccinazione – sono corredate da interventi e testimonianze di genitori di varie zone del Paese che dichiarano: «Sì, i nostri figli si sono gravemente ammalati in seguito ai vaccini». 

 

La Romania è il paese con il più alto indice di mortalità infantile dell’Unione Europea: secondo i dati dell’Unicef ogni 1.000 neonati si registrano 11 decessi. Le cause principali? Proprio le malattie infettive come la tubercolosi o la rosolia, che sappiamo essere evitabili grazie alla somministrazione dei vaccini.  

 

La Romania è il paese con il più alto indice di mortalità infantile dell’Unione Europea: secondo i dati dell’Unicef ogni 1.000 neonati si registrano 11 decessi. Le cause principali? Proprio le malattie infettive come la tubercolosi o la rosolia, che sappiamo essere evitabili grazie alla somministrazione dei vaccini. Il dato più sconcertante è che, malgrado l’evidenza dei decessi per tubercolosi – tre al giorno, stando ai dati che vedono la Romania al primo posto nell’UE per l’insorgenza di nuovi casi - la vaccinazione è in regolare e progressiva diminuzione. Accanto a Olivia Steer si aggiungono ogni giorno nuovi protagonisti della scena pubblica e del mondo scientifico. Recentemente è scesa in campo anche l’organizzazione ortodossa Pro Vita, pronta “a difendere il diritto dei genitori a decidere in modo autonomo sulla salute dei propri figli” e, di conseguenza “a rifiutare la vaccinazione dei bambini”. Non è servito a molto il fatto che la Patriarchia Romena abbia preso le distanze da questo genere di campagne, precisando che la Chiesa accetta e incoraggia le vaccinazioni a scopo terapeutico e non commerciale, «sempre nel rispetto della libertà dei pazienti».  

 

Mentre il dibattito pubblico si nutre di queste prese di posizione intransigenti (a cui si oppone una resistenza piuttosto blanda), nel Paese si registra una preoccupante epidemia di morbillo: nel 2016 ci sono stati 675 casi confermati di morbillo in 23 contee nel paese con tre casi di morte, mentre in tutto il 2015 c’erano stati appena sette focolai registrati, con nessun decesso.  

 

Mentre il dibattito pubblico si nutre di queste prese di posizione intransigenti (a cui si oppone una resistenza piuttosto blanda), nel Paese si registra una preoccupante epidemia di morbillo: nel 2016 ci sono stati 675 casi confermati di morbillo in 23 contee nel paese con tre casi di morte, mentre in tutto il 2015 c’erano stati appena sette focolai registrati, con nessun decesso. Nel 2015 sono stati inoltre confermati 1969 casi di morbillo, e nove bambini che non erano stati vaccinati sono deceduti (tre di loro sotto un anno di età). All’inizio dell’anno, solo nell’Ospedale di Malattie Infettive “Victor Babes” di Timisoara, sono stati ricoverati oltre trenta bambini con la rosolia, alcuni di loro con gravi complicazioni. 

 

Tanto quanto i movimenti anti-vaccinazione sono spregiudicati e convincenti, altrettanto risultano deboli e poco efficaci i messaggi mandati alla popolazione dalle istituzioni competenti. La disinformazione, soprattutto nelle aree rurali, è molto elevata e manca una campagna di sensibilizzazione da parte dello stato romeno sull’importanza di vaccinarsi e, per converso, sui rischi della non vaccinazione. Sono molti i medici che lamentano la mancanza dei vaccini e puntano il dito contro il Ministero della Salute. Il governo ha promesso di acquistarne nuovi quantitativi a marzo, quando potrà utilizzare i soldi previsti dalla legge del bilancio appena approvata dal Parlamento. Nel frattempo il ministero della salute ha modificato lo schema nazionale di immunizzazione, col risultato che il vaccino per l’epatite B – attualmente irreperibile sul mercato romeno – che deve essere somministrato ai neonati entro le prime 24 ore dalla nascita, è stato invece reso obbligatorio a partire dai due mesi di età. Anche il vaccino esavalente non si trova, e ai genitori disperati che affollano le astanterie, viene risposto di aspettare: «Prima o poi arriverà».  

 

La disinformazione, soprattutto nelle aree rurali, è molto elevata e manca una campagna di sensibilizzazione da parte dello stato romeno sull’importanza di vaccinarsi e, per converso, sui rischi della non vaccinazione. Sono molti i medici che lamentano la mancanza dei vaccini e puntano il dito contro il Ministero della Salute.  

 

Il nuovo governo di Bucarest eletto nel dicembre scorso si è difeso accusando il precedente esecutivo tecnico di non aver acquistato per tempo i vaccini perché gli appalti sono stati organizzati in ritardo e i produttori vincitori dell’appalto non si sono rivelati in grado di effettuare i rifornimenti. Una situazione disastrosa, a cui il Ministero della Salute sta cercando di mettere riparo chiedendo ad altri paesi dell’Unione Europea di mettere mano alle loro riserve. Quest’anno dovranno essere immunizzati allo pneumococco 180.000 bambini e nonostante il vaccino sia stato incluso nello schema nazionale da qualche anno non si sono trovati i fondi sufficienti per acquisirlo. In Romania, l’unico produttore di vaccini, l’Istituto Contacuzino, è sul punto di chiudere. E siccome negli ultimi anni la vaccinazione è diminuita di circa il 20 per cento, il ministero della salute sta mettendo a punto un disegno di legge che individui la responsabilità dei genitori che non vogliono vaccinare i propri bambini. Il combinato disposto dei movimenti anti-vaccinazione stile Olivia Steer e delle carenze strutturali relative al reperimento di vaccini, sta portando la Romania molto lontano dagli standard dell’Unione Europea. 


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