Di che virus sei

L’ossessione del sangue nella folle ricerca di cure per l’autismo

È giusto che ci si chieda come mai tra i genitori di autistici ancora sia così tenacemente condivisa la convinzione che il problema del figlio sia comunque da attribuire alle vaccinazioni. Questo oggettivamente avviene ancora, anzi è sicuramente la più diffusa “credenza” tra le tante partorite dal filone del fantasy a tema autismo. Non accenna a ridimensionarsi, nonostante la nota sconfessione giudiziaria del creatore di questa leggenda e le innumerevoli prese di posizione da parte della comunità scientifica internazionale. Io stesso ho recentemente girato l’Italia per conoscere molte famiglie con autistici adulti in carico, e la costante in cui mi sono imbattuto con maggiore frequenza è sintetizzabile in una frase: «Mio figlio è stato avvelenato dal vaccino». Questo concetto attraversa ogni strato sociale o culturale, è un mantra che sembra livellare il giudizio, sia fra i laureati che fra le persone scarsamente scolarizzate. È evidente che la risposta più appagante al dramma di avere la discendenza “difettosa” è convincersi che sia opera di un maleficio. Nella leggenda nera dei vaccini riemerge ogni arcaica elaborazione di disgrazie percepite come anatemi divini. Per ogni pestilenza deve esserci un untore, altrimenti dovremmo chiederci quale sia stata la nostra colpa per essercela meritata. E quindi la maniera più facile per rivendicare la propria immunità dal germe malefico della follia (così ancora è visto l’autismo nella sottocultura diffusa sulla neurodiversità) è convincersi che è tutta colpa di un filtro che ha “avvelenato il sangue” dei nostri ragazzi. Su questo dogma si alimenta poi una congrega di sciamani e guaritori che vivono promettendo guarigioni miracolose, riti purificatori, antidoti e sortilegi per combattere “l’incantesimo”. Si ingrossa sempre di più, per conseguenza, l’esercito di genitori di “belli e belle addormentate” convinti che sia stato l’ago dell’arcolaio a provocare la catalessi e a contaminare la stirpe. Il rituale di ritorno allo stato di “umano regolare” passa spesso attraverso pseudo terapie che hanno tutta la struttura emotiva di rituali purificatori. Ci sono gite organizzate in pullman verso i centri (clandestini) dove i ragazzi vengono chiusi in camere iperbariche: non serve a nulla, anzi può essere letale, ma quasi tutti ci passano, nella convinzione che questo possa sciogliere i veleni dei vaccini. Lo stesso istinto purificatorio spinge verso viaggi della speranza in oscure cliniche ucraine per sottoporsi a terapie con le staminali. Sempre per eliminare i “metalli pesanti” del vaccino è fiorente più che mai il mercato delle chelazioni, inutili quanto pericolosi “lavaggi del sangue”, delle diete disintossicanti, degli integratori, dei farmaci omeopatici. Ci sono famiglie che si sono organizzate in gruppi su Facebook e puntualmente si fanno arrivare da ogni parte del mondo veri e propri intrugli come le “Uova di maiale”, sempre con la stessa ossessione di «lavare il sangue». Non è casuale questa ossessione del sangue impuro, è profondamente radicata sul principio di un attentato alla discendenza, sembrerà anacronistico, ma il primo impatto di una famiglia che ha una diagnosi di autismo è proprio l’isolamento da parte dei parenti stretti. Per molte madri poi, risulta più accettabile affidare al perfido sortilegio dei vaccini “lo smacco” di un figlio imperfetto, soprattutto dopo la mortificazione di decenni oscuri in cui la predominante lettura psicodinamica dell’autismo ha creato in loro un profondo e lancinante senso di colpa. Sono state chiamate “madri frigorifero” e accusate, senza nessuna evidenza scientifica, di avere condannato un figlio al silenzio e all’isolamento perchè incapaci di dargli l’affetto e il calore di ogni “femmina” che si rispetti.


[Numero: 67]