di che virus sei

Lady Montague, e quelle punture importate dall’impero Ottomano

Dubbi, ansie, diffidenza, sfiducia nella medicina, aperta ribellione contro l’obbligatorietà imposta dalle leggi, hanno accompagnato la storia dei vaccini da sempre, dall’introduzione della pratica della cosiddetta “variolizzazione” al vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR), ancora oggi al centro di feroci dispute.

Una storia lunga due secoli, che parte nel primo Settecento, quando un’elegante aristocratica inglese, Lady Montague, moglie dell’ambasciatore a Costantinopoli, introduce in Europa una pratica diffusa nell’impero Ottomano: pungere la pelle del braccio di una persona sana con aghi intrisi di pus vaioloso prelevato da individui infetti. La forma lieve di vaiolo che ne derivava, a decorso benigno, proteggeva da una delle più micidiali malattie della storia dell’umanità, «De la stirpe degli uomini flagello», scriverà Giuseppe Parini nell’ «Ode all’Innesto» (1761). Chi scampava alla morte, restava segnato per sempre da cicatrici deturpanti e deformità. L’adesione dei circoli della nobiltà e dei ceti dominanti e il supporto di filosofi e intellettuali nei vari Paesi europei, non basta a spianare la strada alla pratica, recepita come frutto dell’empirismo, in contrasto con la tradizione medica occidentale e con le misure di prevenzione - quarantene e isolamento - elaborate in secoli di lotta alle malattie epidemiche. L’innesto sovvertiva ogni logica, richiedendo che si contraesse una malattia in funzione preventiva, violando l’integrità del corpo umano sano con la materia vaiolosa. Entravano in gioco scienza, politica, religione. I teologi richiamavano il concetto di malattia, inviata dall’Onnipotente per punire i peccati degli uomini: la variolizzazione sovvertiva i disegni della Provvidenza. Definiti «avvelenatori infernali» e «nemici del genere umano», gli inoculisti erano accusati di voler essere Dio, intervenendo sul destino biologico e sociale degli uomini. Timori, apprensioni, sfiducia alimentavano la riluttanza a far praticare l’inoculazione ai loro figli.

Mancava la sicurezza. Non c’erano dati e prove quantitative sulla protezione offerta dalla variolizzazione e c’era il pericolo che provocasse un’epidemia di vaiolo naturale. Resistenze e timori non vennero meno con l’avvento della “vaccinazione”: la notizia della scoperta che il vaiolo bovino (cowpox) preveniva l’insorgenza di quello umano arriva dall’Inghilterra a fine Settecento, mentre i venti della rivoluzione scuotono l’Europa . La vaccinazione - termine che Pasteur adotterà dopo la scoperta del vaccino per l’antrace - era più sicura della variolizzazione che comportava il trasferimento del pus vaioloso tra umani. Ma qui entrava in gioco la linfa di pustole di vaiolo di vacche infette. Opuscoli e vignette satiriche evocavano paure e angosce: l’animalizzazione e la degenerazione della razza umana, i dubbi sulla reale efficacia protettiva della vaccinazione, il sospetto che inducesse malattie (ascessi, eczemi) la preoccupazione, non infondata, che nella vaccinazione da braccio a braccio si potessero trasmettere patologie infettive come la sifilide.

Nonostante le resistenze, la vaccinazione, spinta dall’espansione napoleonica, si afferma rapidamente in tutta Europa, anche in virtù dell’obbligatorietà, introdotta in tutta Europa, con regole e in tempi diversi, nel corso dell’Ottocento. In Paesi di tradizione democratica e liberale come l’Inghilterra, l’estendersi dei poteri dello Stato che, in nome della tutela della salute pubblica, interviene nella sfera delle libertà civili tradizionali, alimenta un vastissimo movimento di protesta. Leghe agguerritissime, come l’Anti-Compulsory Vaccination League, organizzano grandiose manifestazioni di protesta per la “libertà medica”. Nel 1898, la spinta popolare costringe la Camera dei Comuni a introdurre nella legge sul vaccino un articolo che prevede l’esonero dall’obbligo per il genitore che dichiara, davanti a un magistrato, che la sua coscienza gli vieta di far vaccinare i figli. Al crollo delle vaccinazioni corrisponde il ritorno del vaiolo. Quasi scomparso dagli altri Paesi europei, ricompare alla ribalta nell’Inghilterra vaccinofoba: nel 1900 si registrarono ben 3.200 casi mortali di vaiolo.

Sopito per lunghi decenni, mentre la scienza sperimentale sistematica trasformava la conoscenza empirica dei mungitori delle campagne inglesi nelle acquisizioni dell’immunologia, il movimento anti vaccinale è tornato alla ribalta per nuovi vaccini: negli anni Settanta , per il vaccino trivalente MPR, intorno al quale si è sviluppata un vasto movimento di protesta in Europa, Asia, Australia e Nord America. Alla fine degli anni Novanta ha cominciato a divampare il fuoco della polemica sul vaccino MMR (e il presunto collegamento con l’autismo) che infuria ancora oggi.

*Insegna Storia della Medicina all’Università di Sassari. Il suo ultimo libro s’intitola La spagnola in Italia (Franco Angeli, 2015)


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