di che virus sei

La “Right Nation” di Trump all’attacco anche sui vaccini

«La scienza è chiara: la terra è rotonda, il cielo è blu e i vaccini funzionano». Così due anni fa Hillary Clinton liquidò con un tweet i dubbi sui rischi legati alle vaccinazioni, quando la prima epidemia di morbillo del secondo millennio riaprì la questione negli Stati Uniti. Senza però trovare sponde tra i Democratici. Sebbene un residuo di cultura hippie in alcune enclavi liberal (San Francisco e dintorni in primis) ispiri a sinistra gruppi di resistenza genitoriale contro la presunta cospirazione di Big Pharma, negli Usa è la destra a guidare il fronte politico “anti-vax”. Almeno in questo Donald Trump non è un eretico tra i Repubblicani, anche se avrebbe chiesto a un Kennedy (l’avvocato ambientalista Robert F. Jr, figlio di Bobby) di guidare una nuova commissione «sulla sicurezza dei vaccini e l’integrità della scienza».

Il presidente già da anni ha fatto sue le tesi sul possibile legame tra vaccini e autismo, ampiamente screditate ma accettate da una parte della destra. Nella famiglia conservatrice la contestazione del metodo scientifico in nome della tradizione si sovrappone alla più generale rivolta anti-élite, animata da citizen scientist che rivendicano il diritto di sfidare la comunità medico-scientifica ad armi pari. E la ribellione trova la sua declinazione politica nella battaglia contro uno Stato troppo invasivo che impone le vaccinazioni, piegando l’irriducibile libertà individuale in nome del bene comune. Battaglia non solo ideale, perché gli “anti-vax” tendono a diffondere lo scetticismo creando in alcune zone comunità compatte di genitori-elettori.

Non a caso nel 2015 è stato il leader libertarian Rand Paul a opporsi più duramente all’obbligo di vaccinare gli studenti «perché lo Stato non possiede i tuoi figli» (i figli sono proprietà dei genitori, chiosa Paul), facendone così una questione di libertà di scelta individuale, prima che di salute pubblica. Con conseguenze pratiche rilevanti, visto che la vaccinazione è obbligatoria in tutti i 50 Stati per andare a scuola, ma quasi ovunque sono permesse esenzioni, motivate da obiezioni di natura medica, religiosa o filosofica. E dove l’obbligo si fa più stringente, come di recente in California, si moltiplicano le adesioni all’homeschooling (l’istruzione impartita a casa), caro ai sostenitori della sovranità assoluta della famiglia.

La battaglia contro l’intrusione governativa trova terreno fertile nella crisi di fiducia nello Stato. Non solo in America: studi europei evidenziano la correlazione statistica tra fiducia nell’autorità pubblica e tassi di vaccinazione (su scala nazionale la Svezia ha i risultati migliori, la Francia quelli peggiori). Negli Stati Uniti la crescita della diffidenza nei confronti del governo è andata di pari passo con l’apertura di un gap politico-ideologico sulla questione vaccini. Stando a una inchiesta del Pew Research Center, nel 2009 il 71 per cento dell’opinione pubblica era a favore della vaccinazione dei bambini, a prescindere dall’inclinazione politica. Cinque anni dopo il sostegno fra i democratici era salito al 76 per cento, quello tra i repubblicani era sceso al 65 per cento. Divario confermato da uno studio pubblicato a inizio febbraio sempre dal Pew, che registra un tasso complessivo più alto di fiducia nei vaccini, ma con una significativa differenza per quanto riguarda la libertà di scelta tra conservatori (25 per cento favorevoli) e liberal (9 per cento), con percentuali che s’impennano tra i più giovani.

L’opposizione all’obbligo di vaccinazione s’infiamma se alla diffidenza nei confronti del big government si somma un tabù morale, come accadde quando nel 2007 il governatore Repubblicano del Texas Rick Perry rese obbligatorio per le bambine il vaccino contro il papilloma virus, che si trasmette per via sessuale e può portare allo sviluppo di tumori. La destra cristiana insorse accusandolo di promuovere la promiscuità sessuale. E Perry anni dopo dovette fare mea culpa per non stroncare le sue chance presidenziali.

Così anche i vaccini sono entrati nel mirino della rivolta anti-scientifica che nella “Right Nation” ha già scardinato il darwinismo (opponendogli il creazionismo), gli studi sul riscaldamento globale (sulla base della libertà di impresa, più che per una questione di valori) e - oltre all’educazione sessuale - a volte la pubblica istruzione tout court, in nome dell’esclusiva libertà di insegnamento dei genitori.


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