di che virus sei

Il fronte della meningite: tornano paure dimenticate

La signora Rossi? Elide Lepori si affaccia in camice bianco dalla porta numero 210 sul corridoio vuoto e silenzioso, con le sedie di plastica in blu sgargiante attaccate al pavimento e i manifesti appesi alle pareti con le scritte «La frutta fa salute» e «Mai più sola. La violenza contro le donne è un crimine». Una mamma è appena arrivata con il figlio che avrà più o meno dieci anni. «Dovete fare il vaccino? Lei è la signora Rossi?», chiede ancora Elide. E la madre non si siede neanche, «toh, guarda, appena arrivati e passiamo subito». È che sono tutti su appuntamento, spiega l’assistente sanitaria: 29 ogni giorno, tutti i giorni della settimana eccetto la domenica. Nessuno fa la coda. È il primo effetto miracolo della sanità vista da qui, Firenze centro, presidio sul Lungarno, se uno pensa alle file e alla confusione demoralizzante di qualsiasi sportello Asl del nostro malandato Paese: è già tutto bell’e pronto e preciso. «Bisogna chiamare il Cup, Centro Unico di Prenotazione o andare su internet e fissare l’ora e la data». È dall’aprile 2015, quand’è scoppiato il caso delle meningiti, che la Regione Toscana ha fatto partire questa campagna per le vaccinazioni. Il bello è che non sono solo gratuite, che è già una bella eccezione. Ne è stata pure aggiunta qualcuna in più, rispetto a quelle previste dal piano nazionale: «quelle per la varicella e per l’herpes zoster», come ci spiega la dottoressa Tiziana Silei Secchini, che è la responsabile di questo centro, «e per il papilloma virus dei maschi adulti che fa venire i condilomi negli uomini e favorisce a sua volta l’insorgenza dei tumori all’utero nelle donne. Anche l’Herpes Zoster, meglio conosciuto come il Fuoco di Sant’Antonio, è una malattia molto pericolosa e sottovalutata che può colpire il sistema nervoso centrale e provocare danni irreparabili».

Nella sua stanzetta, al numero 210, c’è lo stesso silenzio del corridoio. Lì accanto, l’assistente sanitaria Elide Lepori sta facendo il vaccino al giovane Rossi. Dopo di lui tocca a una signora bruna sui 30 anni: ma è arrivata solo quando se n’è già andato. Sincronismo perfetto. «Non è sempre stato così», avverte la dottoressa Binazzi. All’inizio, quand’è scoppiato il caso meningite (59 casi nel 2015 e 2016 e dodici morti: sembrano cifre basse, ma in realtà sono numeri allarmanti perché saliti improvvisamente sopra la media), c’erano più di mille richieste in un giorno, anche due, tremila. Hanno dovuto aggiungere questo ambulatorio per l’emergenza, e cominciato a smaltirle tutte. Un po’ di numeri? Silei Secchini ha preso qualche nota su un foglio: sino alla fine di marzo non c’è un giorno libero, è già tutto prenotato. Per sapere invece quante persone si sono vaccinate in Toscana, «i miei dati si fermano per ora al 31 agosto 2016. Dall’inizio della campagna sono stati dati i vaccini a 688.047 persone». Vuol dire, il 60 per cento degli abitanti. Considerando che la campagna non è terminata e che si va ancora avanti, dovrebbe essere un’ottima percentuale.

Il problema, però, è che da qualche anno, in campo nazionale e non solo in Toscana, sono diminuite le mamme che fanno vaccinare i loro figli, «e ora è assolutamente necessario invertire questa tendenza». Altri numeri: per la poliomielite nel 2012 usufruivano del servizio il 95,3 per cento delle persone; nel 2015 sono il 94,9; per la difterite si è scesi dal 96,5 al 94,9; per l’epatite B dal 95,1 al 94,8. In realtà, ci spiega la dottoressa, queste malattie restano pericolose: la poliomielite, ad esempio, è stata debellata in Europa, ma resiste ancora in Russia, in Pakistan e in Afghanistan, e con i flussi migratori incontrollati è facile che il pericolo si ripresenti. La disaffezione ai vaccini è diventata poi più evidente con alcune malattie esantematiche, come il morbillo (dal 91,1 all’88,7) e la rosolia (dal 91,1 all’88,6).

Naturalmente questa corrente antivaccino è arrivata fino a qui, e un po’ di preoccupazione c’è. I motivi? La dottoressa Silei Secchini dice che ce ne possono essere tanti, compresa pure una certa ignoranza: «La gente s’è convinta che alcune malattie praticamente non esistano più». Poi è anche vero che crescono dappertutto nuove convinzioni, sotterranee spinte new age che sostengono a priori tesi come quelle secondo le quali qualsiasi farmaco è un veleno pericoloso per l’organismo. Se chiedi alle dottoresse quante mamme con queste preoccupazioni abbiano incontrato, loro un po’ glissano. Ci sono sempre state. Ma adesso di sicuro sono di più. Anche per questo, dal 3 ottobre, la Regione Toscana ha realizzato una forte campagna di sensibilizzazione. «Le vaccinazioni», spiega l’assessore al diritto alla Salute Stefania Saccardi, «prevengono malattie che possono essere anche mortali o invalidanti. Sono un atto di responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli e dell’intera comunità. E sono anche un gesto di responsabilità verso quei bambini che per particolari patologie non possono essere vaccinati». Perché l’unico modo che conosciamo per eliminare le malattie è solo questo: impedire che si propaghino. Col vaiolo è successo così. E adesso non esiste più.

La campagna è stata messa a punto assieme all’azienda ospedaliero-universitaria Meyer, un’eccellenza di questa regione, che, come sottolinea il direttore generale Alberto Zanobini, «utilizza tecnologie di biologia molecolare facendo scuola nel mondo». Gli avevano dato un bel nome e fatto un bel manifesto, fotografando l’immagine di una bimba con le labbra protese, come a chiedere un bacino, e il titolo che campeggiava sopra: «Dammi un vaccino». Da gennaio, in Toscana hanno fatto la legge, perché le campagne di sensibilizzazione vanno tanto bene, ma forse non bastano: vaccini obbligatori per l’accesso all’asilo nido e alla scuola materna. Così non ci sono più dubbi. Lo dice anche Elide. Fra un po’ qui si chiude. Fuori, c’è un signore anziano con una bella barba bianca. Mi sa che tocca a lui. In verità sul cartello appeso sopra la porta ci sono gli orari che dicono «dalle 8,30 alle 11,30». È mezzogiorno passato. Per fortuna che qui nessuno ha fretta.


[Numero: 67]