di che virus sei

Chi ha visto morire un bambino di difterite si toglie ogni dubbio

I vaccini, paradossalmente, sono vittima del loro stesso successo, perché la maggior parte delle malattie contro cui ci si vaccina non sono più visibili, e non essendo visibili è molto più difficile rendersi conto di quanto siano gravi. Mio padre, un pediatra in pensione di 87 anni, nel 1959 ha visto morire un bambino di difterite, e una volta mi disse: «Chi ha visto morire un bambino di difterite non si pone il problema delle vaccinazioni». Se smettiamo di vaccinare potremmo tornare a rivedere come muoiono i bambini di difterite, e non si tratta di allarmismo: è successo l’anno scorso in Belgio.

Ora la domanda è: ci deve essere un morto per convincere la gente a vaccinarsi? Sicuramente bisogna impegnarsi nella divulgazione di informazioni scientifiche che spieghino con chiarezza che i vaccini sono sicuri, ma siccome il pericolo è concreto, mentre cerchiamo di convincere i titubanti, dobbiamo anche agire nella direzione dell’obbligatorietà.

I movimenti antivaccinisti, del resto, sono nati insieme ai vaccini: i primi, all’inizio dell’Ottocento, dicevano a chi si vaccinava contro il vaiolo che gli sarebbero spuntate le corna, le zampe e la coda. Oggi abbiamo un problema aggiuntivo: le potenzialità di internet hanno amplificato le paure, e mentre nel passato - un passato recente per la verità- se si voleva sapere qualcosa sui vaccini bisognava aprire un’enciclopedia e cimentarsi con ragionamenti e conoscenze tutt’altro che improvvisate, oggi si va su Internet e ci si imbatte in qualsiasi tipo di opinione, spesso travestita da informazione, e ancora più spesso formulata da persone non adeguatamente attrezzate. Con il risultato che su Internet, oggi, sui vaccini si può leggere di tutto, dal fatto che causano la calvizie fino all’omosessualità.

Come si contrasta tutto questo? Personalmente sono convinto che verità e ragionamento abbiano una loro forza, e per quanto posso cerco di contrastare le bugie raccontando i fatti in maniera precisa ma comprensibile, portando dati a supporto delle mie informazioni. Quando dico una cosa allego sempre il lavoro scientifico che contiene i dati che mi permettono di dire quella cosa. Il lavoro di divulgazione non è semplice, ma in questo frangente mi sembra quanto mai necessario.

Del resto, basta pensare che la nostra vita è cambiata in meglio grazie alla scienza; quando non c’era la medicina moderna un terzo dei bambini moriva prima di raggiungere l’anno di vita. Ed è sempre grazie alla scienza che noi possiamo scrivere su Facebook, perché se non ci fossero stati quegli scienziati che hanno inventato computer e microprocessori, questo stesso dibattito sulla rete non ci sarebbe. Un’aggravante, nel dibattito contemporaneo, è costituita dalla retorica anti-establishment, col risultato che chi dice che 2 più 2 fa cinque è un coraggioso pensatore che va contro la lobby delle calcolatrici. Bisognerebbe far prevalere - su questa nuova e pericolosa forma di antiscienza - la consapevolezza che vaccinarsi non è un atto di protezione individuale come mettersi il casco, ma è un atto di responsabilità, perché chi non si vaccina rende più fragile e vulnerabile un’intera collettività.


[Numero: 67]