[Sommario - Numero 66]
Da Ventotene partì una barca che ora è in balia delle onde
Giuseppe Sofo - Narratore di luoghi, che ha scritto e tradotto un po’ di libri, ne ha letti molti di più, e ha vissuto dalle Alpi ai Caraibi. Ora vive tra Berlino, Roma e la Provenza. Circolante è il suo PhotoGraphic Novel di viaggio, che vive su instagram.com/circolante
Puledrino
Maurizio Cucchi
Chi salverà lEuropa se non lEuropa

Nessuno se n’è accorto ma l’eurozona ricomincia a tirare

No, dai, non mettetevi a ridere. Non sembra essersene accorto nessuno, ma la zona euro sta incominciando a tirare e, prima o poi, gli effetti positivi di questa crescita si faranno sentire sui cittadini. Magari anche quelli che oggi sono arrabbiati e vogliono votare 5 Stelle, Marine Le Pen o l’Alternativa per la Germania.

Per ora, il pessimismo regna sovrano. Tra la crisi dell’immigrazione, lo spettro del populismo e la spada di Damocle di Brexit, per non parlare dell’ incognita-Trump, non si respira una grande aria nei corridoi di Bruxelles e nelle piazze di Parigi, Berlino o Roma.

Nelle capitali europee si parla solo di come evitare il peggio, con le solite ricette: o “più integrazione” — anche se gli Stati Uniti di Europa non li vuole nessuno — o l’Europa “a più velocità”che però in realtà già esiste e non risolve granché. Gli americani di Trump buttano benzina sul fuoco, predicendo improbabili implosioni dell’euro o fuoriuscite forzate della Grecia — atteggiamenti deplorabili da parte di alleati storici, uniti da decenni sotto l’egida della Nato e da relazioni commerciali molto importanti.

Ma tutto ciò è “rumore” politico. Meglio soffermarsi sui fatti, e non parlo di quelli “alternativi” tanto amati dal nuovo Presidente Usa. Ecco qualche fatto vero: nel 2016, la zona-euro è cresciuta più velocemente degli Usa, 1.7 percento contro 1.6 percento; il Pil europeo è in crescita positiva da 14 trimestri consecutivi; la disoccupazione è bassa e le aziende sono speranzose nel futuro.

Non sono tutte rose e fiori. Storie di successo come la Spagna, che sta crescendo a più del 3 per cento l’anno si mischiano a incubi, come la povera Italia, che fa fatica a stare a galla. Ma la visione d’insieme è molto diversa dall’immagine popolare e populista di un blocco economico alla deriva, con mercati del lavoro sclerotici e governi incapaci.

Il problema è che sono in pochi a difendere la “tigre Europea”, in parte perché fare le lodi alla zona-euro non conviene. Ai leader nazionali e ai partiti di opposizione fa comodissimo attaccare Bruxelles quando le cose a casa vanno male (cf: Renzi, Matteo) mentre i burocrati europei sono o logorroici (la Commissione) o poco comunicativi (la Banca Centrale Europea).

Quando ho chiesto a un alto funzionario di Bruxelles chi fosse, secondo lui, il migliore portavoce dell’ ottimismo europeo, mi ha risposto: Klaus Regling, un simpatico signore tedesco che è a capo di un’agenzia finanziaria europea ma che non è proprio un grande oratore o un nome sulla bocca di tutti.

Le grandi dichiarazioni sull’Europa dovrebbero venire da Angela Merkel, da Mario Draghi ma anche da François Hollande, Jean-Claude Juncker e Paolo Gentiloni. Dovrebbero essere loro gli eredi di Jacques Délors, François Mitterrand and Helmut Kohl. Invece abbiamo Regling.

Se l’economia continua a crescere così, forse l’oratoria diverrà superflua. Forse la gente si accorgerà che la situazione sta migliorando e cesserà di credere nelle risposte semplici e semplicistiche dei populisti. Per il momento, però, i sondaggi dicono che molti elettori non vedono, o rifiutano di vedere, i benefici di questa economia in ripresa.

Quindi, invece di parlare di un’Europa “sul baratro” o ai minimi termini economici, sarebbe l’ora che i leader di questo continente tanto bistrattato spieghino cosa c’è che funziona. Perché qualcosa che funziona c’è.

Fino a quando la verità non parlerà da sola, bisogna che i politici e banchieri centrali le facciano da megafono.


[Numero: 66]