[Sommario - Numero 66]
Da Ventotene partì una barca che ora è in balia delle onde
Giuseppe Sofo - Narratore di luoghi, che ha scritto e tradotto un po’ di libri, ne ha letti molti di più, e ha vissuto dalle Alpi ai Caraibi. Ora vive tra Berlino, Roma e la Provenza. Circolante è il suo PhotoGraphic Novel di viaggio, che vive su instagram.com/circolante
Puledrino
Maurizio Cucchi
Chi salverà lEuropa se non lEuropa

Gli italiani si fidano dei tedeschi (e non di se stessi)

I tedeschi perlopiù non si fidano degli italiani: ce lo aspettavamo. Ma gli italiani gli danno ragione, questa è la sorpresa: perché anche loro hanno una cattiva opinione di loro stessi, e pensano che i tedeschi invece meritino fiducia maggiore. Due questioni cruciali per il futuro dell’Europa si intrecciano in un sondaggio della Fondazione Ebert, think tank vicino ai socialdemocratici tedeschi.

Governare l’Unione è diventato più difficile perché difficoltà economiche e pressione migratoria tentano a deviare il malcontento contro bersagli facili. Le diversità reali tra una nazione e l’altra vi si prestano. Chi governa un paese spesso si discolpa attribuendo responsabilità agli altri governi, o alle istituzioni europee, alimentando le diffidenze.

Per questo motivo oggi Berlino sogna un’Europa retta da regole ferree, scontenta anche delle mediazioni politiche della Commissione di Bruxelles, mentre a Roma tutti i partiti, quale più quale meno, scalpitano contro ogni regola che paia imposta da fuori. Ma l’Italia ha un problema in più, al suo interno: non è coesa, non riesce a formulare coerenti progetti collettivi.

Stupefacente è anche il rapporto Demos del gennaio scorso: solo il 26 per cento degli italiani si fida delle proprie istituzioni politiche; ma è di poco superiore, 33 per cento, la percentuale di chi ha fiducia negli altri italiani. Ora, le istituzioni si possono riformare, partiti e leader nuovi possono sostituire quelli vecchi e screditati, ma se si ha timore del prossimo, come si fa?

I numeri della Fondazione Ebert ci dicono appunto che il 50 per cento degli italiani ritiene degni di fiducia i tedeschi, il 41 per cento pensa lo stesso rispetto ai francesi, il 36 per cento rispetto agli spagnoli; mentre la fiducia nei propri connazionali è al 33 per cento. E se, analogamente, solo un terzo dei tedeschi si fida degli italiani, preferendogli di gran lunga i francesi, difficile a questo punto dargli torto.

Al di là dei logori stereotipi sulle caratteristiche nazionali, i sondaggi più affidabili ci tracciano un quadro significativo delle difficoltà presenti. I tedeschi, ad esempio, si rivelano parecchio più europeisti di noi. Secondo l’ultimo Eurobarometro (novembre 2016) il 77 per cento dei tedeschi si sente cittadino dell’Unione europea, il 22 per cento no; mentre tra gli italiani le proporzioni sono 51 e 48 per cento.

Per forza, reagirà qualcuno: è la Germania il paese che trae più vantaggi dall’euro. Lo pensa il 74 per cento degli italiani, secondo il sondaggio Ebert. Se si pone la stessa domanda ai tedeschi, tuttavia, le risposte sono assai differenti: il 31 per cento vede favorita la Germania, il 27 al contrario l’Italia, il 29 entrambi i paesi in uguale misura.

Dentro le rispettive opinioni si legge una tentazione identica, segno dei tempi: sottovalutare i benefici ricevuti, sopravvalutare quelli di cui godono altri. Sappiamo con esattezza, da cifre note, che sia la Germania sia l’Italia danno più soldi al bilancio Ue di quanti ne ricevano; eppure ciascuno dei due paesi ritiene – nelle risposte a una seguente domanda – che l’altro riceva più di quanto dà.

Nell’affibbiare la colpa ad altri gli italiani sono – altro aspetto interessante – frenati dalla coscienza dei propri difetti. L’affermazione «Buona parte dei problemi economici dell’Italia sono imputabili all’Italia stessa» riscuote il consenso, con cifre pressoché identiche, di tre quarti degli italiani e di tre quarti dei tedeschi. Almeno qui, lo scaricabarile non funziona. Forse c’è speranza.


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