[Sommario - Numero 66]
Da Ventotene partì una barca che ora è in balia delle onde
Giuseppe Sofo - Narratore di luoghi, che ha scritto e tradotto un po’ di libri, ne ha letti molti di più, e ha vissuto dalle Alpi ai Caraibi. Ora vive tra Berlino, Roma e la Provenza. Circolante è il suo PhotoGraphic Novel di viaggio, che vive su instagram.com/circolante
Puledrino
Maurizio Cucchi
Chi salverà lEuropa se non lEuropa

Cosa intende Angela Merkelquando dice “Europa a più velocità”

Cosa ha in mente Angela Merkel quando parla per la prima volta in modo esplicito di un’Europa a più velocità? La cancelliera non punta a replicare la proposta di “Euronucleo” lanciata nel 1994 da Wolfgang Schäuble e Karl Lamers: i due politici della Cdu teorizzavano una Ue trainata da un gruppo di cinque Stati (un sottonucleo-guida formato da Germania e Francia, più Olanda, Belgio e Lussemburgo), cui si sarebbero potuti unire in un secondo momento altri Paesi, a cominciare dall’Italia in quanto membro fondatore. Merkel non usa la formula di un’Europa “a due velocità”, bensì parla di un’Europa “a diverse velocità”. «Già oggi abbiamo un’Europa a diverse velocità e credo che andrà avanti così: ad esempio alcuni Paesi hanno l’euro e altri no e l’area di Schengen non comprende tutti gli Stati della Ue. Non c’è nulla di nuovo», ha dichiarato. Quella che vorrebbe plasmare Merkel il 25 marzo alle celebrazioni per il 60esimo anniversario del Trattato di Roma è un’Europa a geometria variabile. Un’idea che rappresenta la logica conseguenza di un ragionamento che porta avanti da anni e che ha subito un’improvvisa accelerazione negli ultimi mesi: le spinte centrifughe esercitate dalla Brexit, dalla crescita dei partiti populisti anti-Bruxelles e dall’arrivo alla Casa Bianca di un presidente che punta a indebolire la Ue hanno reso necessario agli occhi della cancelliera un cambio di passo, per evitare che l’Europa perda peso sullo scacchiere internazionale. L’ordine di grandezza sul quale ragiona Merkel è infatti globale, la sua molla appare più utilitaristica che ideale. Da tempo la cancelliera insiste sul fatto che una Ue divisa e paralizzata dai veti interni è troppo debole per poter discutere alla pari con Usa, Cina, Russia e gli altri Paesi emergenti. «Solo se l’Europa resterà unita e parlerà con una sola voce riusciremo a farci ascoltare, solo così potremo plasmare la globalizzazione secondo i valori che riteniamo importanti», ha detto a gennaio a Bruxelles. Una Ue compatta è decisiva anche per una Germania che da sola è troppo piccola per far valere alla lunga i suoi interessi su scala globale. L’obiettivo non è costruire una Ue a dominio incontrastato tedesco, bensì rendere la Ue più agile, liberarla dai lacci della sua attuale costruzione e far sì che non perda il treno della Storia, ma continui a contare sul piano internazionale, nonché – aspetto chiave per Berlino – a competere alla pari con le altre economie mondiali.


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