[Sommario - Numero 66]
Da Ventotene partì una barca che ora è in balia delle onde
Giuseppe Sofo - Narratore di luoghi, che ha scritto e tradotto un po’ di libri, ne ha letti molti di più, e ha vissuto dalle Alpi ai Caraibi. Ora vive tra Berlino, Roma e la Provenza. Circolante è il suo PhotoGraphic Novel di viaggio, che vive su instagram.com/circolante
Puledrino
Maurizio Cucchi
Chi salverà lEuropa se non lEuropa

Calze, camicie e Coca Cola: l’Europa cominciava a Vienna

Il paesano del Danubio è il Persiano a Parigi, è il Beoto, colui che arriva da lontano... Non mi consideravo un perfetto ignorante ma quando si viene da un piccolo paese si conserva sempre una certa ingenuità di sguardo. Nel mio caso, a questo si assommava un altro elemento: venivo da un piccolo paese provinciale e da un paese comunista. Innanzitutto, il piccolo paese provinciale: i Bulgari, credo, hanno un’immagine abbastanza negativa di se stessi, che in parte si spiega attraverso il loro passato. In particolare, essi hanno subito un grande scacco: sono stati battuti dai Turchi giunti in Asia Minore. L’inclusione brutale della Bulgaria nell’Impero ottomano ha comportato cinquecento anni di sottomissione che hanno seriamente compromesso l’orgoglio della popolazione. Il carattere nazionale – l’immagine condivisa che se ne ha – è la capacità d’adattamento e il «materialismo». I Bulgari sanno darsi da fare per far passare in primo luogo i loro interessi personali. Tutto ciò non è molto glorioso. La geografia inoltre non gioca a nostro favore: la Bulgaria è un piccolo paese posto a una delle estremità dell’Europa. Dicevamo sempre: «andare in Europa» e questo evocava per noi il viaggio verso la civiltà. L’Europa cominciava a Vienna. Era lì che tutto funzionava, gli elettrodomestici, le automobili potevano funzionare per anni mentre da noi si rompevano nel giro di sei mesi. Gli Europei avevano le lamette dei rasoi che tagliavano, le calze che non si consumavano, ma avevano anche veri scrittori, studiosi, pittori... Tutto quanto veniva dall’Occidente godeva di un prestigio straordinario e ampiamente non meritato! Dalle camicie ai romanzi, noi eravamo certi che tutto quanto vi apparteneva fosse fantastico. Non dubitavo che la Coca Cola fosse una bevanda degna degli dei, che fosse il nuovo nome dell’ambrosia. Sono rimasto molto deluso quando ho bevuto la mia prima Coca in Polonia, paese molto liberale in confronto alla Bulgaria, dove mi sono recato nel 1961. Da noi era il contrario: camicie tagliate di traverso, e pure i pantaloni, tutto era fatto un po’ male. Da questo punto di vista i Bulgari soffrivano di un complesso di inferiorità che può renderli molto aggressivi messi a confronto con altri. Assorbiamo, con il latte materno, la storia e la leggenda della crudeltà turca, dei Bulgari vittime impotenti ridotti in schiavitù, «sotto il giogo». In bulgaro ci sono dei termini codificati: quando da noi si dice «schiavitù » non ci si riferisce ai Neri d’America ma ai Bulgari sotto i Turchi. Gli storici hanno però mostrato che questo «giogo» era piuttosto dolce: per esempio, non si conosce alcun movimento di islamizzazione forzata della popolazione bulgara. I Turchi, dopo aver conquistato il territorio, si contentarono essenzialmente di riscuotere le tasse. [...]

La nazione ha prima di tutto un senso «repubblicano» che non la oppone alle altre nazioni, ma agli altri strumenti di legittimazione politica. Quando, nel corso della Rivoluzione francese, si grida «Viva la nazione!», si sceglie di privilegiare il popolo invece del re o della tradizione. Anche quando serve a designare ciò che distingue i nazionali dagli stranieri, il riferimento alla nazione resta perfettamente legittimo. Essa è alla base di una solidarietà collettiva, come nei nostri sistemi pensionistici e di sicurezza sociale, che crollerebbero se non fossero limitati ai residenti nel paese. Ogni governo, nell’Europa odierna, privilegia i propri cittadini a scapito di coloro che non sono tali. Infine, la nazione consolida la nostra identità collettiva, la nostra cultura particolare, e noi tutti abbiamo bisogno di averne una.


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