se 150 anni vi sembran pochi

Pare che Gheddafi...

Il comportamento dell’Europa verso Hitler dal 1933 al 1939 consente ben poche illusioni circa quello che dobbiamo aspettarci nei prossimi anni a livello diplomatico, ideologico, religioso, culturale e di costume. L’agghiacciante sussurro beneinformato «pare che» tornerà a ingorgare le nostre orecchie. — Pare che Gheddafi sia in realtà una creatura della Cia. Non muove un dito senza chiedere il permesso a loro. — Pare che lui non conti assolutamente niente. Sono quei due sacerdoti che si porta sempre appresso che hanno in mano tutto quanto. — I discorsi, pare che glieli scriva un geometra italiano, un certo Cavalli. Di Novara. — Un fanatico religioso? Ma figurarsi! Pare che, quando è stato ospite di Tito, si sia mangiato un cinghialino arrosto tutto da solo. — No, lui personalmente è un uomo straordinario. Pare che lavori 22 ore al giorno. E pare che abbia l’ulcera, pare che sia omosessuale, che dorma su un materasso di foglie di tabacco, che tenga un harem di 48 mogli in Svizzera, che ami Mozart, che non possa soffrire le motociclette e i garofani. E pare, soprattutto, che a noi italiani (o francesi, o inglesi, o tedeschi), ci voglia bene, ci stimi, ci ammiri particolarmente, ci voglia vendere, che già anzi quatto quatto ci stia vendendo fiumi di petrolio. Il nauseante cicaleccio si allargherà inesorabilmente a includere la «via islamica al socialismo». Un negriero, un killer di Cosa Nostra, potrebbero oggi esercitare legalmente la loro professione se solo avessero l’accortezza di nasconderla sotto questa meravigliosa patacca inventata dai cultori del nonsense politico internazionale. L’Onu stessa non alzerebbe un sospiro contro una «via mafiosa» o una «via schiavista» al socialismo.

La «via islamica», che dalla conferenza stampa di Gheddafi risulta essere una di quelle dottrine che un bambino di dieci anni potrebbe agevolmente confutare, verrà dunque presa molto sul serio in Europa. Sono sempre i bambini che dicono che l’imperatore è nudo; i grandi non tarderanno a mettere insieme numeri speciali di dotte riviste, dimostrando quanto di «nuovo», di «vitale», di «qualitativamente diverso»,di «significante», e beninteso di «valido» ci sia in questo tentativo di accoppiare Marx con Allah. Povero e austero Marx, gli accoppiamenti esotici che gli sono toccati in questi cinquantanni! Poi, una signora di Milano, di Torino, o piuttosto di Roma (ombre di Malaparte, di Ciano!) deciderà tutto a un tratto che Gheddafi è bello. — È un bell’uomo — annuncerà risolutamente. — Ma tu vuoi dire... affascinante, magnetico, carismatico? — No, no. Bello. Proprio bello. E sai cosa ti dico? Che da lunedì comincio a prendere lezioni di arabo. In fondo, i numeri li so già, no? I pochi arabisti e islamisti esistenti in Italia andranno letteralmente a ruba. Galileo apparirà di colpo un nano accanto ad Averroè. Molti locali che si chiamavano «Piccadilly» o «Mocambo», verranno ribattezzati «Alhambra», «Muezzin», «Oasi». Si apriranno centinaia di ristoranti arabi, nessuno scamperà allo spiedino di montone, al semolino, al fritto di datteri e acciughe («Sai, loro veramente ci mettono anche il peperoncino rosso...»). Dilagherà la moda di velarsi la faccia e gli istituti di bellezza metteranno a disposizione delle clienti dei cammelli meccanici, la cui andatura fa tanto bene alla linea. [...]


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